Il giro dell’oca

Un uomo, Erri De Luca, parla al figlio mai nato. Non sa nulla di lui, com’era prima, cosa pensa di ciò che lo circonda, se qualcosa lo circonda. Sua madre non la conosce, perché quella madre neanche è mai esistita. L’importante è che rimanga ad ascoltare le parole di quel suo non padre che una vita, invece, l’ha vissuta e come. Un’esistenza “scivolata”, ricca di episodi romanzeschi che hanno fatto la storia stessa degli anni che ha attraversato, passaggi che hanno consumato il tempo che lui ammette di sottrarre a suo piacimento. Crescendo non dovrà sostenere il peso della vecchiaia dell’uomo che non l’ha generato, perché quell’anziano si farà da parte come l’ha fatto per tutta la sua vita. Soltanto questa sera non vuole allontanarsi da quel tavolo per paura che quell’uomo che non ha di fronte potrebbe scomparire per sempre. Lui deve ascoltare, deve sentirgli dire come fanno le poesie i suoi versi mai detti. Come di quella volta a Sarajevo, di quel lungo tunnel, della claustrofobia che passo dopo l’altro, in fila indiana, gli uomini che aveva incontrato in trincea cercavano di superare per arrivare alla luce. La sua libertà in quegli anni è stata quella di affiancarsi alla lotta per dare una mano reale a chi ne aveva bisogno, lontano da un comodo divano e da uno schermo che filtra il dolore. La solidarietà sul terreno lui l’aveva imparata sin dall’infanzia, così come la sua famiglia, che si vide piombare in casa un latitante che il suo gruppo armato gli chiedeva di ospitare. Anche in quel caso i silenzi vennero spezzati da poche importanti parole…

Erri De Luca sa ipnotizzare con la sua scrittura e questo piccolo libriccino è un esempio perfetto di questa abilità. Si segue questo strano dialogo con sé stessi senza riuscire a staccarsi dalla pagina, pur non seguendo una vicenda vera e propria. Un flusso di coscienza reale qui non c’è, perché le intenzioni dell’interlocutore sono quelle di tramandare ad un alter ego/figlio/doppio ricordi ed emozioni provate, punti di vista e impressioni per fargliele custodire in un futuro da definire. Le parole in grassetto che a volte appare sembrano uscire da una seconda bocca, ma con molta probabilità sono gli stessi pensieri di un uomo rivisti e rafforzati graficamente. Chiunque abbia avuto modo di leggere altre opere dello scrittore partenopeo o di assistere ad uno dei suoi incontri ritroverà aneddoti o storie già raccontate, ma in una versione più aulica e quasi simbolista. Ci sono tutti gli elementi che hanno caratterizzato la vita di De Luca e che hanno formato la sua biografia: la lotta armata, i Balcani, Napoli, la vita operaia. Compaiono anche riferimenti a libri scritti o al reportage di guerra, l’appoggio degli editori francesi per la pubblicazione dello stesso. Lo spirito con cui viene narrata la propria vita è consapevole, mai rassegnato o accusatorio, basato su un’accettazione che si potrebbe definire “zen” degli ostacoli incontrati. Lo stesso spirito con cui si inizierebbe il gioco dell’oca: la consapevolezza, cioè, che si può tornare indietro di una casella, che si può perdere un turno o fare una penitenza, ma dal via si parte e per vincere occorre raggiungere la fine del percorso. Vincere, o forse semplicemente vivere.



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