Il goal più bello è stato un passaggio

Il goal più bello è stato un passaggio

Se le antiche forme di dominio politico lasciavano che segmenti interi della vita individuale e sociale esistessero al di fuori di esso, con il capitalismo si è assistito all’esatto contrario. Sono proprio le manifestazioni esterne che ad esso sfuggono a dover essere piegate alle sue leggi. Ovvio che un fenomeno di massa come il calcio quindi non sia sfuggito a questo graduale processo di “vampirizzazione”. E infatti è sotto gli occhi di tutti come nell’industria mondiale del divertimento il calcio sia oramai da un lato fonte di profitto inesauribile, dall’altro un efficace strumento di soft power, in poche parole il vecchio caro “oppio dei popoli”. Ciò non deve però far credere che il calcio e tutto il suo circo mediatico ed emozionale possano essere ridotti alle mere teorie meccanicistiche di Jean-Marie Brohm. Questo perché non si può certo dimenticare che l’industria del divertimento agisce da sempre secondo un proprio doppio binario. Da un lato spinge al limite la produzione e l’invenzione di prodotti sempre nuovi e appetitosi per il mercato, dall’altro deve necessariamente tendere a recuperare tutta una serie di elementi provenienti dalle diverse culture popolari preesistenti. Questo le permette di sfuggire all’utilitarismo liberista e alla sua ossessione per la redditività ad ogni costo. Dunque l’industria pallonara è sì oggi “oppio dei popoli”, ma resta pur sempre quello che Antonio Gramsci considerava come un “regno della lealtà umana esercitata all’aria aperta”. Ma è davvero così?

Il filosofo francese Jean-Claude Michéa raccoglie in questo snello e breve saggio tutti i suoi scritti e le sue disquisizioni in materia calcistica Si tratta di varie riflessioni elaborate per diverse occasioni ma tutte volte a rendere omaggio a quella straordinaria e viscerale passione capace come nessun altra di conquistare e coinvolge trasversalmente l’intera umanità. Lui cerca così da un lato di analizzare dal punto di vista filosofico e sociologico l’origine di questo sport operaio tanto popolare e le sue diverse implicazioni anche attraverso i tormentati rapporti con le élite di intellettuali che di volta in volta vi si sono accostati. Dall’altro prova a scagionarlo dalle accuse di essere oramai solo un’arma di distrazione di massa, quell’oppio dei popoli strategicamente dato in pasto alla massa/prodotto dalle società capitalistiche moderne. Perché se anche il calcio moderno è improntato solo ed esclusivamente al risultato, ci sarà pur sempre la giocata, il guizzo, la poesia di una serpentina di un estroso campione capace di scaldare i cuori a spezzare la fredda logica del profitto. Proprio come quell’Eric Cantona, geniale ex calciatore transalpino, citato non a caso nel titolo di questo interessante saggio.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER