Il grande Archimede

Il grande Archimede
Nel III secolo a.C. il monarca Gerone II ordinò che gli venisse forgiata una corona d'oro con cui avrebbe ringraziato gli dei. Riteneva che solo grazie al loro favore lui fosse diventato signore di Siracusa. In breve tempo ricevette l'oggetto, di pregevole fattura, ma presto gli giunse voce anche che l'orefice si era “fatto furbo” e aveva rubato un po' di oro sostituendolo con il meno nobile argento, in quantità tale da non cambiare il colore del manufatto. “Mentite!” aveva affermato l'orefice, dimostrando che l'oggetto aveva lo stesso peso del materiale fornitogli e asserendo che non c'era modo di dimostrare il contrario. Gerone, ancora sospettoso, decise allora di affidare al geniale Archimede il compito di riflettere sulla questione e risolvere il problema. Capitò che un giorno, mentre si calava in una vasca da bagno per una abluzione, Archimede notasse che da questa si versasse una quantità tale di acqua pari al volume del suo corpo. Balzò allora fuori dalla vasca in preda alla gioia e, nudo così com'era, si mise a correre verso casa annunciando di aver trovato la soluzione e gridando, in greco, "Éureka! Éureka!"…
Non di soli aneddoti (anzi, sono in realtà molto pochi) si compone questa agile biografia del più importante matematico dell'antichità, nonché tra i più grandi scienziati di tutti i tempi. Ne Il grande Archimede Mario Geymonat, figlio del noto Ludovico ma egli stesso filologo di fama internazionale, in poche pagine riesce a delineare con stile semplice ma non semplicistico la figura di Archimede, passando in rassegna la sua vita, le invenzioni, le scoperte, le opere, il suo metodo cognitivo logico e rigoroso. Al suo genio, tra le altre cose, si deve il calcolo esatto del famoso pi greco π (risultato del rapporto fra la circonferenza e il diametro del cerchio) e quello del rapporto tra la sfera e il cilindro, la leggendaria misurazione del peso specifico che lo fece impazzire di gioia, uno studio approfondito della spirale e - con l'intento di scoprire quanti granelli di sabbia occorrono per riempire l'universo - anche la prima, impensabile per l'epoca, adozione di un sistema di numeri straordinariamente grandi. Meno note ma degne di approfondimenti nelle pagine di Geymonat anche le sue conoscenze nel campo della ingegneria bellica, che dimostrò costruendo macchine che fecero la gloria della sua città: la nave Siracusana, la vite a chiocciola a flusso continuo, le catapulte e altri imponenti congegni di difesa. Il volume è corredato da brevi introduzioni di due eccelsi studiosi come Luciano Canfora e del Premio Nobel per la fisica Zhores Alferov, di una "intervista impossibile" a cura di Piergiorgio Odifreddi e di un interessante apparato iconografico a colori.

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