Il Grande Capo

Il Grande Capo

Marquette, Michigan, Stati Uniti. Sunderson è un detective quasi in pensione che si è imbattuto nel caso più complesso e subdolo della propria vita: un tale che si fa chiamare Dwight, o Grande Capo, ha fondato una nuova religione e per mezzo di essa abusa di minorenni, anche grazie al consenso dei genitori. E anche quando il consenso non c’è, i genitori si rifiutano di denunciare. Il detective è ad un punto morto: la sua passeggiata lungo la riva del Lago Superiore lo conduce ad una longhouse di Dwight, nella quale non trova nulla di probante. Di ritorno a casa, terribilmente vuota dopo che sua moglie Diane lo ha lasciato tre anni prima, si prepara qualcosa da mangiare e poi va a dormire, risvegliandosi nel cuore della notte per dedicarsi alla sua più grande passione dopo la pesca ai salmerini: la Storia. L’indomani, chiede aiuto ad una sedicenne scappata di casa ed esperta di computer, Mona, la quale vive con grande amico del detective, esperto di pellerossa, Marion. Incarica la ragazzina di tenere sotto controllo, sebbene illegalmente, i movimenti di Dwight e di aggiornarlo su qualunque sviluppo. Per qualche giorno non accade nulla di importante, se non il pensionamento di Sunderson e la conseguente festa. Dopo di essa comincia il periodo che porta al Ringraziamento, così il detective decide di andare a trovare sua madre nella Green Valley in Arizona, visto che Mona lo ha messo al corrente che il Grande Capo ha spostato la sua setta proprio in quello Stato…

Morto il 26 marzo del 2016 all’età di 78 anni, Jim Harrison è stato uno dei più grandi scrittori americani del secondo dopoguerra: seppur non comparabile ad autori come Roth o De Lillo, è comunque riuscito a lasciare il segno attraverso i suoi scritti. Poeta dai sedici anni fino alla sua morte, è divenuto celebre scrivendo racconti – La donna illuminata dalle lucciole il più famoso – e romanzi – L’uomo dei sogni, La strada di casa, ma su tutti Vento di passioni, dal quale è poi è stato tratto l’omonimo film con protagonisti, tra gli altri, Brad Pitt e Anthony Hopkins –, nei quali sono sempre stati presenti i luoghi della sua vita, fatta di spazi aperti e di praterie. Negli ultimi anni della propria vita, Harrison ha dato vita al detective Sunderson, un personaggio controverso, contraddittorio, uomo con una morale ma capace di mettersi in discussione; severo, burbero, austero, ma in fondo buono; amante del sesso, fantasticatore, lussurioso, ma a caccia di un autore di crimini sessuali. Insomma, Sunderson è tutto ed il contrario di tutto, ed è ciò a renderlo umano: i suoi conflitti interiori, i suoi valori ed i suoi interessi possono essere condivisi da tutti, o quantomeno compresi. La scrittura di Harrison rispecchia a pieno la mente del detective, spaziando da larghi momenti riflessivo-descrittivi ad intere pagine di prosa quasi giornalistica, ciononostante rimanendo sempre chiara e comprensibile. Il grande capo può non essere il più bel romanzo di Harrison, ma di sicuro rappresenta un buon punto di partenza per conoscerlo.



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