Il grande dio Pan

Metà Ottocento, Inghilterra. Un chirurgo di nome Raymond – che si dedica alla “medicina trascendentale” da almeno vent’anni, incurante delle accuse di essere un mistificatore, ciarlatano e impostore – ha deciso di testare una tecnica neurochirurgica da lui inventata sulla sua pupilla e amante diciassettenne Mary. L’ha salvata dalla miseria quando era solo una bambina e ritiene che la sua vita gli appartenga, quindi le praticherà un piccolo foro nel cranio e una piccola lesione nella corteccia cerebrale che secondo le sue teorie dovrebbe consentire alla ragazza di vedere la realtà come è veramente, e non come ci illudiamo che sia (“Gli antichi sapevano cosa significava sollevare il velo. Lo chiamavano vedere il dio Pan”). L’operazione riesce, la ragazza si sveglia dall’anestesia, apre gli occhi, pare osservare l’ambiente attorno a lei con meraviglia che improvvisamente si muta in orrore, poi crolla al suolo svenuta. Quando si sveglia, è ridotta a “un’idiota senza speranza”, giace sul letto ondeggiando la testa da un lato all’altro, con un sogghigno vacuo. All’esperimento chirurgico ha assistito un conoscente del dottor Raymond, il signor Clarke, che ha uno strano hobby. Raccoglie notizie e documenti su fatti paurosi e inquietanti, con l’intenzione di raccoglierli in uno Zibaldone sull’Esistenza del Demonio. Passano molti anni e Clarke viene a sapere di una strana, spaventosa storia: in un villaggio ai confini con il Galles vive una strana giovinetta di nome Helen data in adozione ad un facoltoso possidente del luogo. Ha una bellezza mediterranea che spicca tra i lineamenti nordici delle sue coetanee del luogo, e ama fare lunghe passeggiate da sola nei boschi o tra le rovine romane. Un bambino giura di averla vista “giocare con uno strano uomo nudo”, una sua amichetta la accusa di averla iniziata a pratiche innominabili. In che modo sono legate Mary ed Helen e quale Male ancestrale si è scatenato sulla Terra?

Il gallese Arthur Machen (1863-1947) è uno dei maestri della narrativa gotica, ed il primo ad introdurvi temi che oggi definiremmo “lovecraftiani”: l’orrore indicibile nascosto nelle pieghe della realtà, impossibile da interpretare mediante la ragione (e infatti chi ci si imbatte la fa a prezzo della propria sanità mentale). In questo romanzo breve del 1894 che si origina da un racconto pubblicato quattro anni prima sul settimanale “The Whirlwind” sono presenti anche altri ingredienti che lo rendono perversamente affascinante: per esempio la bizzarra sessualità di Helen Vaughan aka signora Beaumont che i protagonisti – imbevuti di moralismo vittoriano – percepiscono come abominevole e minacciosa, come un inaccettabile attentato alla “normalità” e al sistema valoriale dominante. La figura di Pan, almeno in senso lato, è l’energia primeva da cui scaturisce questa sessualità “deviata” e deviante, e il bellissimo essay Il risveglio della selva firmato da Susan Johnston Graf, professoressa di Letteratura inglese alla University of Pennsylvania, aiuta il lettore a inquadrare storicamente e letterariamente il ruolo del fauno insaziabile nell’immaginario collettivo. Una preziosissima antologia “panica” poi ci presenta le opere che la Graf nomina nel suo ragionare (tra gli altri abbiamo Plutarco, Lorenzo de’ Medici, Elizabeth Barrett Browning, Algernon Charles Swinburne, Aleister Crowley, Gabriele D’Annunzio) ci serve a capire ancora meglio il senso del suo ragionamento completando – unitamente alla prefazione dell’autore e alla riproposta del capitolo riguardante Machen del saggio di Howard P. Lovecraft L’orrore soprannaturale in letteratura – un’edizione davvero imperdibile e completissima di un libro-cardine della letteratura fantastica occidentale.



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