Il grande evento

Il grande evento
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È un temporale estivo quello che sorprende l’uomo nel sonno in una casa che non è la sua ma che conosce bene perché di proprietà di una donna che frequenta ormai da tempo. Lui è un attore che ha calcato i più famosi palcoscenici teatrali prima e del grande schermo poi, ha avuto riconoscimenti, ha conosciuto il successo e il giorno successivo si appresta a girare la scena di un film in cui interpreta il ruolo di un serial killer. In realtà il suo mestiere non lo appassiona più molto, si sente appagato, riconoscente ma quella vita non gli appartiene più. Con questo stato d’animo, e in vista di un grande evento organizzato in suo onore la sera stessa, si mette in cammino per raggiungere il centro città. Dalla casa nel bosco sono tanti i chilometri da percorrere, l’attore attraversa senza fretta la radura e i bordi della periferia fino ad arrivare alle soglie della metropoli ormai all’imbrunire. Incontra i tipi più diversi: camminatori, podisti, ciclisti, un raccoglitore di bacche, un anziano di un Paese dell’est, un vagabondo, un vecchio amico, un prete. Finisce per imbattersi in un’umanità chiassosa, individui soli, gruppi di persone, il mondo nella sua rappresentazione più varia, in un contesto naturale fatto di lepri, corvi e una volpe solitaria. La dolce corsa del protagonista si protrae oltre il dovuto, non c’è più tempo, il grande evento si avvicina. Forse è arrivato il momento di gettare le maschere e scoprire finalmente le verità che aveva da sempre cercato...

Arriva in Italia l’ennesima fatica letteraria di Peter Handke, uno degli autori di lingua tedesca più famosi al mondo, rappresentante di punta del post modernismo austriaco. Un romanzo che rompe, anche questa volta, gli schemi della narrazione tradizionale. Non certo una lettura d’azione, piuttosto una passeggiata dentro il romanzo in sé, un trasumanare metafisico in un mondo quasi fiabesco, tra realtà e fantascienza, tra memoria e sogno. Siamo nel tempo delle piccole e grandi guerre, quelle che si combattono lontano da noi ma anche con il nostro vicino, in una terra apparentemente ostile in cui paradossalmente il desiderio di aiutare diventa urgenza e necessità primaria. Sono i giorni in cui l’attore sente forte la mancanza dell’amore, il peso inutile delle cose materiali, il bisogno invece di trovare una tregua con gli altri esseri umani che diventa, passo dopo passo, missione per cercare l’armonia anche nel regno della contrapposizione. Si immagina insomma come un “salvatore d’anime”, un moderno Cristoforo che porta il peso del mondo bevendo l’amarezza fino in fondo e nemmeno controvoglia. Il misantropo che diventa filantropo dopo aver assistito alla fine di tutte le epoche e di ogni possibile utopia percepisce l’avvicinarsi del giorno del giudizio definitivo. Non è difficile riconoscere ne Il grande evento una metafora della vita laddove il camminare leggero del viandante altro non è che l’attraversamento degli anni con l’ambizione, spesso disattesa, di trovarne il senso e la definitiva pacificazione.

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