Il grande tiratore

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1910. Otto Waltz, il rampollo di una ricca famiglia di Midland City, nell’Ohio, viene mandato a Vienna per iscriversi alla celebre Accademia delle Belle Arti e per curarsi la blenorragia contratta per le troppo assidue frequentazioni dei bordelli della cittadina statunitense. Otto è fermamente convinto di avere un grande talento artistico, ma non la pensano così i professori dell’Accademia, che non lo ammettono nemmeno ai corsi. Identica bocciatura per uno sbandato austriaco di nome Adolf Hitler, che Otto prende subito in simpatia e per un certo periodo mantiene, evitandogli la morte per stenti. Tornato a Midland City, Otto costruisce una grande e bizzarra casa con una enorme soffitta dove è custodita una enorme collezione di armi da fuoco di ogni tipo, una collezione che segnerà il destino di suo figlio Rudolph decenni più tardi. Quando Adolf Hitler diviene Primo Ministro in Germania, Otto celebra la fortuna del suo vecchio amico esponendo una enorme bandiera con la svastica sul balcone di casa: ma la Seconda Guerra Mondiale sta per arrivare, e con essa la fierezza si trasformerà in vergogna...

Una quieta cittadina dell’hinterland statunitense. Più fucili che abitanti, una bandiera nazista che garrisce al vento, un bambino che spara ai palazzi vicini dalla soffitta di casa come un cecchino, una bomba ai neutroni che spazza via ogni forma di vita: ecco le cartoline dall’inferno che ci invia Kurt Vonnegut jr., il visionario. Immagini perfettamente folli e perfettamente plausibili nel fluire arioso del plot surreale del grande autore statunitense, che mescola con sapienza un umorismo à la Mark Twain e una dura allegoria politica, sociale e - crepi l’avarizia! - culturale. Il “grande tiratore” è il piccolo Rudolph Waltz che pianta palle in mezzo agli occhi a casalinghe incinta, ma anche Vonnegut jr., che uno dopo l’altro fa secchi col fucile di precisione della sua prosa di gran classe i luoghi comuni, i vizi, gli orrori made in Usa. La narrazione è intervallata da numerose ricette culinarie americane, italiane e africane (una trovata oggi abusata, ma assolutamente innovativa nel 1982, quando è stato scritto il romanzo).



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