Il gregario

Il gregario
Tra Val di Chiana e Valdarno, in Toscana, si può vivere “bene”. Specie se hai meno di trent’anni, sei figlio unico di genitori benestanti, lavori nella farmacia di proprietà di tuo padre, hai una fidanzata da tanti anni con cui bene o male ti trovi - benché non facciate progetti se non i due viaggi all’anno che vi concedete per rompere la routine. Certo, devi imparare a convivere con un umore fisso tra la malinconia e il rimpianto, un sentimento grigio come l’asfalto che percorri ogni giorno tra la tua villetta in mezzo a file di cipressi e le rotonde che rallentano il fluire delle auto lungo la tangenziale, uno stato d’animo cupo e asfissiante come il cemento dei centri commerciali e dei mega-negozi monoprodotto in periferia. Quando poi tuo padre, primo e unico motore della tua esistenza, decide di avviare una nuova attività e ne approfitti per provare a scardinare l’abitudine prima lasciando la fidanzata e poi compiendo un ennesimo finto tentativo di distacco da lui e tua madre, ti ritrovi una volta di più a confrontarti con il fallimento, cui ormai sei rassegnato…
Il primo romanzo di Paolo Mascheri, già autore della raccolta di racconti Poliuretano pubblicata da Pendragon nel 2004, è un esordio potente e raro. Non solo per la descrizione di una realtà lavorativa vera (forniture controlli clienti rapine nella farmacia), di cui i romanzi italiani sono spesso privi in parte per longeva e nostrana moda snobistica e in parte per la tendenza a riempire di lamenti disoccupati e precari opere pseudoletterarie che hanno il successo di un semestre, ma soprattutto perché con uno stile essenziale e asciutto Mascheri racconta un personaggio che riporta la condizione di molti: individui immaturi la cui vita si consuma lungo la strada semplice già solcata dal proprio cognome, giovani già vecchi che sembra non sappiano cosa li farebbe felici davvero, o almeno li realizzerebbe. Le auto, che cambiano al ritmo veloce della tecnologia e della pubblicità, insieme al lavoro in farmacia sono l’altro legante efficace ed effimero che Mascheri disegna nel rapporto tra padre e figlio, dettaglio narrativo che rende ancora più convincente una storia affatto particolare, un impegnativo flusso di coscienza in terza persona. La sua provincia toscana non è troppo diversa da quella che si può notare in Brianza, nel Veneto e addirittura nel Sud Italia, benché in Sicilia o in Campania i rapporti tra genitori e figli siano scanditi in modo differente, e certe situazioni di confidenza e intimità con un padre siano spesso escluse. Un bel romanzo davvero.

Leggi l'intervista a Paolo Mascheri

 

 

 

 
 
 
 
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