Il grido

Gli uomini lottano da sempre per chissà quali ideali veri o presunti, corrono per raggiungere chissà quali obiettivi reali o fantasiosi e non si rendono conto dell’estinzione imminente della specie umana. Strano, perché in tanti ne parlano, dai media agli studiosi, agli scrittori, in tanti sottolineano quanto il comportamento dell’uomo sul pianeta che lo ospita sia decisamente sconsiderato. Si sa, si è informati, eppure tutto procede senza sosta, esattamente come prima. Nessuno cambia rotta, nessuno cambia idea, tutti incontro allo sfacelo, tutti contribuendo a tale distruzione. Quello che è bello, è che ci si chiede anche il perché! Eppure la risposta è semplice: i colossi dell’economia, burattinai della politica, hanno costruito il loro impero su tali dinamiche e diventa quindi impossibile modificare dall’interno la colonna portante di una realtà, se pur marcia. “Non è possibile risolvere un problema con le stesse modalità di pensiero che l’ha creato”. Aveva proprio ragione Einstein: è matematicamente impossibile che chi ha creato il negativo abbia la capacità e la volontà di modificare le cose. In altre parole, ogni tipo di potere, da quello economico a quello politico, a quello religioso, trova la propria realizzazione in tale cecità, nel far finta di non vedere, di non sapere quello che è il lento e inevitabile suicidio, a cui la specie umana va incontro. Al di là del potere in senso stretto, esistono le menti umane, che necessitano di un nutrimento capace di ignorare: proprio così, la mente dell’uomo vuole non vedere, perché se vedesse, se prendesse concreta consapevolezza della reale situazione del cosmo, vedrebbe crollare tutte le finte certezze e la stessa cella in cui è volutamente e risolutamente rinchiusa. Tutto questo fa uno strano effetto: l’informazione è tanta, ormai diventata quasi quotidiana, eppure si ignora, eppure si sta parlando dell’estinzione della nostra specie. Sì, l’uomo rischia di estinguersi, anzi ormai è una realtà quasi certa e sarà esattamente la sesta cessazione. Ben cinque estinzioni ci precedono: la prima del Tardo Ordovinciano (440 milioni di anni fa) ha visto la scomparsa del 70% delle specie marine, la seconda del Tardo Devoniano (375 milioni di anni fa) a cui sopravvissero poche specie a causa di un cambiamento climatico, la terza quella del Permiano-Triassico (250 milioni di anni fa), che cancellò quasi tutte le specie, a causa di cambiamenti climatici dovuti a eruzioni vulcaniche e dopo quella del Triassico-Giurassico (200 milioni di anni fa), che vide morire i dinosauri e il 75% delle specie esistenti a causa dell’aridità, ci fu quella del Cretaceo (65 milioni di anni fa) durante la quale scomparvero totalmente i dinosauri e si moltiplicarono in maniera esponenziale i mammiferi. Cosa avrà di diverso rispetto alle altre la sesta estinzione? Sarà la prima a vedere come suo artefice una singola specie. Senza troppi se e senza troppi ma, la nostra eliminazione vede un unico patetico colpevole, capace di aver violentato e distrutto il proprio habitat naturale…

Tutto va verso la catastrofe, tutto sta implodendo, la Terra sta andando verso morte certa, eppure basterebbe unirsi, basterebbe creare quella fratellanza, che darebbe vita ad una nuova specie, atta al salvataggio certo del nostro pianeta. Nulla è però così semplice, visto che sono gli stessi uomini, quelli che dovrebbero unirsi e creare un’unica forza, a distruggere il cosmo. Il grido è un urlo di terrore, di dolore, di stupore per l’indifferenza, che Antonio Moresco lancia con una passionalità unica e pungente. Un libro che descrive l’uomo come assassino di se stesso, vittima del male, perché portato a farlo. L’umanità oppressa dal suo volere, martire del proprio potere e della voglia di dominare. Bella la parte del libro, carica d’incanto, in cui il viaggiatore si ritrova nella notte, in una Milano dai contorni tenui, a passeggiare e dialogare con i cloni di famosi personaggi come Leopardi, Freud, Marx o Nietzsche. Dialoghi fatti di parole che riecheggiano nei secoli e di obiezioni logiche e persistenti. Una notte in cui solo i fantasmi possono entrare adagio e insistentemente nella mente dell’uomo solitario, dell’uomo che urla, il cui grido resterà inascoltato come tanti lo sono stati negli anni. Il sentimento molto forte che anima Il grido si ritrova sovente nelle opere di Moresco, dove in ogni singolo libro traspare la voglia di sbrindellare una qualche realtà negativa, fornendo sempre un’alternativa, una soluzione al problema. Lo scrittore mantovano si esprime direttamente nei suoi ultimi scritti, emblema della sua maturità come scrittore. Moresco è un autore che vede i suoi albori letterari molto faticosi, che crea inizialmente romanzi che parlano, nei quali nel tempo si introduce e con cui diventa un tutt’uno. Il lettore non si trova davanti un testo puro e semplice, ma una creatura nata dal sodalizio tra il libro e la magniloquenza dell’autore. Impetuosa la scrittura, ben delineati i contorni del disperato richiamo alla ragione, potente la penna moreschiana anche in quella che è la parte più poetica dell’opera. Il grido, oltre che essere un libro carico di spunti di riflessione, fa giustizia allo stile di Moresco, che si sposa perfettamente con la solennità del contenuto.



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