Il grido dei morti

Il grido dei morti
La Prima guerra mondiale è stata davvero così inevitabile? Perché i leader tedeschi hanno scommesso sulla guerra nel 1914? Perché i leader britannici hanno deciso di intervenire quando la guerra è scoppiata sul continente? La Grande Guerra, come storiograficamente si afferma spesso, è stata  veramente accolta con entusiasmo dalle masse delle diverse nazioni? La propaganda, e in particolare la stampa, ha contribuito  concretamente alla prosecuzione del conflitto? Perché l’enorme superiorità economica dell’Impero britannico non è stata sufficiente a sconfiggere le potenze centrali con maggior rapidità e senza l’intervento  strategico e militare degli Stati Uniti? Perché gli uomini hanno continuato a combattere anche quando, come riportano i poeti di guerra all’epoca, le condizioni sul campo di battaglia non sono state più oggettivamente praticabili?
Il prof. Niall Ferguson, docente di Storia moderna alla Harvard University nonché collaboratore del «Corriere della Sera», mostra la tutta sua muscolatura culturale, confrontandosi con esiti notevoli  con un tema di titaniche dimensioni, quella Prima guerra mondiale, offuscata dalla più recente e infinite volte rivisitata guerra successiva (la Seconda). Il grido dei morti è un’opera collocabile nell’olimpo della storiografia internazionale sul conflitto 1914-1918, affiancando i classici di Fussel (La Grande guerra e la memoria moderna)e di  Leed (Terra di nessuno. La comunità di agosto). Il capitolo sull’incidenza dei media sull’andamento della guerra è una vera chicca sul ruolo che la stampa già all’epoca svolse nelle sorti del conflitto, confrontabile con il saggio di Bloch La guerra e le false notizie. Ricordi e riflessioni, rispetto al quale rivela una maggiore intonazione sociologica; mentre il capitolo sulle conseguenze economiche della guerra è un esempio di saggistica storica interdisciplinare resa con l’abilità dell’editorialismo navigato.

 

 

 

 
 
 
 
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