Il guardiano dei sogni

Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Estate 1981, Venezia. Un giornalista che cura le pagine culturali per un importante quotidiano è in visita alla Biennale. Fa molto caldo, l’uomo ha camminato a lungo e si sente improvvisamente stremato, per cui si lascia cadere sulla panchina di un giardinetto. Un turista gli chiede un’informazione, dispiegando una cartina, ma il giornalista non fa in tempo a dargliela, perché perde i sensi con la sensazione di “uno stocco che, conficcato nello sterno”, lo trapassa da parte a parte. Riprende conoscenza in una stanza d’ospedale. Non sa quanto tempo è passato, sente solo passi felpati di infermiere e flebili ronzii di macchinari. Passano i giorni, e il giornalista – che intanto ha saputo di avere avuto un grave attacco cardiaco – riprende pian piano le forze. Si accorge che non è solo nella sua stanza: oltre la tenda c’è un altro signore, ogni tanto si sente una frase a mezza bocca, arrivano parole perlopiù enigmatiche. Il primario scherza spesso con quell’uomo, lo chiama Conte e il giornalista si sorprende a provare fitte di gelosia per quella confidenza e quella attenzione che a lui sono negate. Con i giorni, le sue condizioni migliorano e viene staccato dalle macchine e dalla flebo: può così finalmente vedere il suo vicino di letto. È un uomo magrissimo, di sessant’anni circa: ha “una folta e lunghissima barba grigia e rossiccia adagiata sul lenzuolo come la coda di una volpe argentata” ma in compenso è completamente calvo. Somiglia a Tolstoj, scherza sul fatto che glielo dicono tutti. Afferma di essere un nobiluomo polacco, il conte Antoni Stanislaw Augusto Dunin, di discendere dal grande condottiero Miroslaw Dunin da parte di padre e addirittura dallo scrittore Jan Potocki da parte di madre. Si esprime in modo magniloquente malgrado l’aspetto dimesso. È un uomo strano, che ama parlare di metafisica e sembra sapere (o intuire) molte cose del giornalista, allude persino al grave lutto che lo ha recentemente colpito (è rimasto vedovo). Forse è un pazzo o un mitomane? Forse il giornalista ha rivelato particolari della sua vita privata quando era in stato di semi-incoscienza? Oppure il sedicente conte Dunin ha poteri paranormali?

“La perdita, la morte, il dolore, per quanto esecrabili, sono necessari a un’evoluzione spirituale”. Se ne Il guardiano dei sogni è rintracciabile una morale, probabilmente non si allontana molto da questa frase. È un romanzo assolutamente paradigmatico della produzione di Paolo Maurensig: c’è una sorta di percorso iniziatico, c’è un enigma che appare in trasparenza sotto il tessuto del reale, c’è un gusto mitteleuropeo, c’è un sovrasenso allegorico, c’è la fascinazione per l’ultraterreno e il metafisico, c’è una “fabula” gotica, c’è la memoria e c’è - ça va sans dire, visto il titolo – un’atmosfera onirica. Il tutto è distillato nella prosa asciutta e un po’ malinconica dello scrittore di Gorizia, approdato ormai cinquantenne alla scrittura e quindi per questo irrimediabilmente adulto, inesorabilmente consapevole, un filo compassato nello stile. Ma non per questo meno raffinato e/o emozionante: l’andamento sinuoso del plot de Il guardiano dei sogni, che ad un certo punto fa un imprevedibile salto nel passato, avvince e conquista il lettore, gli trasmette continuamente la sensazione che ci sia un “altro” che esiste parallelamente alla vicenda, un che di esoterico che potrebbe cambiare ogni prospettiva da un momento all’altro. Questo poi effettivamente succede? Non succede? È davvero così importante saperlo? Tutto sommato, no.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER