Il guardiano della collina dei ciliegi

Il guardiano della collina dei ciliegi

Shizo Kanakuri apre gli occhi al mondo il 20 agosto del 1891 nel villaggio di Tamana, sull’isola di Kyushu, sud del Giappone. Figlio di una commerciante di tessuti e spezie e di uno shinshoku (sacerdote shintoista) nonché funzionario economico imperiale, gode in giovinezza di molti privilegi ma riceve un’educazione austera, priva di premure dettate dall’affetto. Attratto dai kami (le divinità del culto shintoista), ama correre tra i boschi e le montagne. L’unico modo per sentirsi libero, la sua forma di preghiera alla ricerca del contatto diretto con i kodama (gli spiriti guardiani delle foreste). Nel 1910, per volontà del padre, si trasferisce a Tokyo per frequentare l’università imperiale. Nella capitale stringe una reverenziale amicizia con Jigoro Kano che gli affianca Taku, un allenatore esperto, per affinare lo stile della corsa. Al secondo anno di studi viene ricevuto dall’imperatore che lo investe dell’onore di partecipare alla quinta edizione dei Giochi Olimpici di Stoccolma, in rappresentanza del Giappone, nella prova della maratona. Il 14 luglio del 1912 Shizo è in quarta posizione, mancano ancora sette chilometri e ha la possibilità di vincere. Colto da un’improvvisa sensazione di arsura commette però l’errore fatale di fermarsi e i kami lo abbandonano. La sua vita cambia. Fugge e si arruola nella Legione straniera. Allo scoppio della Prima guerra mondiale torna in Giappone, e si trasferisce nel minuscolo villaggio di Rausu, nell’estremo nord. È il 1915. Qui diventa il custode di una foresta di yamazakura (ciliegi selvatici), che cura con amore per oltre cinquant’anni, in cerca della pace interiore, sfuggendo vergogna e disonore. Il tempo scorre tra gioie e dolori, ma un giornalista svedese lo scopre…

La storia di Shizo Kanakuri è vera e merita di essere raccontata. Considerato il Padre della maratona giapponese (così si legge su Wikipedia), partecipò all’avventura olimpica svedese del 1912, ma quel 14 luglio fu un giorno infausto. Shizo non terminò la maratona e il portoghese Francisco Lázaro perse la vita al trentesimo chilometro. Intorno alla vicenda del podista nipponico, non molto conosciuta neanche tra coloro che scrivono di sport, Franco Faggiani articola una storia, definita nei ringraziamenti un cocktail di realtà e fantasia. A causa della scarsa documentazione reperita, l’autore inventa la vita di Shizo nell’arco degli anni, dal giorno della sua scomparsa al rintraccio da parte del giornalista svedese e alla conclusione della storica maratona. L’immaginazione prende corpo in un romanzo quasi d’avventura, con una trama ricca di viaggi in terre lontane e impreziosita da cenni storici, botanici e socioculturali della civiltà giapponese, risultato di un’accurata attività di studio e ricerca. Le descrizioni della natura, minuziose e coinvolgenti, quasi immagini fotografiche (il bosco degli yamazakura ispira pace e serenità, vorremmo essere lì), i valori come l’onore, in primis, ma anche rispetto, amore, amicizia, perdono, altruismo, i buoni insegnamenti di tradizione orientale, sono i pilastri di questa bella narrazione. La struttura sintattica scorrevole, le scelte lessicali con un equilibrato livello di ricercatezza e il ritmo lento, stimolano riflessioni, suscitano emozioni e pizzicano le corde della coscienza, rendendo la lettura gradevole ed istruttiva. “Solo chi chiude tutti i conti con il passato può riuscire a guardare oltre l’orizzonte e perdonare se stesso” e Shizo riesce nell’impresa. In occasione del 55 anniversario delle Olimpiadi di Stoccolma chiude la maratona del 1912 con il tempo di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti, 20 secondi e 3 decimi (tempo ufficiale registrato il 12 maggio 1967 dal Comitato Olimpico Internazionale). Il guardiano della collina dei ciliegi è una lettura imperdibile per coloro che sono affascinati dal Giappone e per gli appassionati di giochi olimpici, ma anche per chi desidera volare con la mente. Kanakuri è morto il 13 novembre 1984 nella sua città natale, perché “le radici di un albero restano là dove è nato”.



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