Il lago delle strolaghe

Il lago delle strolaghe

Joe di Paterson è nato in una famiglia che non si cura di lui, fredda e incapace di trasmettergli stimoli e sicurezza, appena ne ha la possibilità sceglie la fuga per scrollarsi di dosso quella sensazione di inadeguatezza e i luoghi che conosce. Inizia un estenuante vagabondare fatto di lavori saltuari, furti per riuscire a mettere qualcosa sotto i denti, puzzolenti vagoni dei treni merci in cui nascondersi. Per un periodo si unisce a un Circo, affascinato dagli artisti e dai fenomeni da baraccone che lo animano, ma stanco della degradazione in cui vede consumarsi alcuni dei membri della compagnia decide che il suo tempo si è concluso anche lì e il viaggio erratico ricomincia. Ancora fame, ancora notti di veglia per non essere ucciso da qualcuno più disperato di lui, fino al treno fantasmagorico che lo sorprende una sera, interrompendo i suoi sogni confusi. Un treno fatto di luci che col suo sferragliare procede oltre la collina. E allora cosa c’è di meglio che seguirne il percorso? Fino al lago che si staglia ai piedi della montagna illuminato dal tramonto, nelle selvagge e immense Adirondacks. Joe decide di oltrepassare il confine che tiene fuori gli emarginati come lui e affronta l’assalto dei cani famelici che infestano la zona. Una brutale iniziazione che lo conduce a un nuovo punto di partenza...

Una crisi economica devastante colpì il mondo e l’America alla fine degli anni ’20 del Novecento. Col crollo della borsa di Wall Street e il fallimento di numerose aziende i salari precipitarono e i licenziamenti divennero all’ordine del giorno. Edgar L. Doctorow in uno dei suoi romanzi meno popolari descrive la reazione delle classi sociali di fronte a questo disastro: i derelitti che si rifugiavano nei circhi itineranti, lo sfruttamento di mutilazioni e deformità, gli stupri, lo strapotere della mafia, la corruzione della polizia e dei sindacati, capaci di arrivare a uccidere per i propri interessi. Artisti e poeti in disarmo pronti a vendersi fisicamente e moralmente per un po’ di protezione, famiglie di operai fagocitate dalla miseria. In fondo Joe è figlio di quei tempi, non è mosso da buone intenzioni o cattiveria ma da semplice istinto di sopravvivenza. I più furbi e i più forti ottengono quello che vogliono e qualunque mezzo è accettabile per sollevarsi dalla mediocrità. Le descrizioni di un’America sporca, povera e marcia sono efficaci, ma la lettura è complessa, lo stile ricercato, molto sofisticato. I punti di vista si spostano da un personaggio all’altro e non è immediato capire chi racconta cosa. Un testo forte e impegnativo, da leggere con calma, da gustare con la consapevolezza che a volte occorrerà fermarsi a riflettere prima di andare avanti. Con questo libro non vi rilasserete: avrete dubbi, passaggi da rileggere e emozioni forti da metabolizzare.



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