Il lamento del prepuzio

Il lamento del prepuzio
Shalom è un bambino intelligente e vivace, frequenta la yeshiva (scuola religiosa ebraica) dello Stato di New York e forma parte di una una famiglia rigorosamente praticante. Basti pensare che a casa si osserva il Sabbath, a tavola si serve solamente cibo kosher, e addirittura due (DUE!) zii sono rabbini, e questo - si sa - è motivo di grande prestigio nella società ortodossa di cui fa parte. C’è chi vive tutta la vita accettando e seguendo ad occhi chiusi gli insegnamenti religiosi - per quanto assurdi possano sembrare - ma non è così per Shalom, che ancora ragazzino comincia una sua personale battaglia contro un Dio che si presenta ai suoi occhi come un Essere supremo vendicativo e sempre arrabbiato. Tutto comincia provando un hot dog (cibo assolutamente no-kosher: estrema provocazione, degna di causare l’ira divina!), per poi passare alla masturbazione, alle riviste pornografiche,e, come no, alla marijuana e ai piccoli furti. Sembra il percorso che molti sperimentano nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza, ma per Shalom la ribellione ha una connotazione più profonda: tutto quello che fa lo porta ad allontanarsi consapevolmente da Dio e ad andare verso una “libertà” colpevole. Sì, perché nemmeno quando la sua vita si può definire al 100% laica Shalom si sente libero da questo timore verso il Dio-giustiziere che gli è stato inculcato da piccolo. Così quando nasce il suo primogenito si presenta un pesante dilemma: circonciderlo oppure no?...
Esilarante, irriverente, sovversivo, iconoclasta, geniale: sono solo alcuni degli aggettivi che potremmo utilizzare per descrivere Il lamento del prepuzio, romanzo autobiografico di Shalom Auslander. L’autore infatti non nasconde i suoi precedenti: educato nell’ortodossia ebraica, si allontanò dai precetti religiosi scatenando le ire (reali) dei genitori e quelle (immaginate) del Dio nel quale crede nonostante tutto. Sì perché Shalom Auslander continua a credere, come lui stesso ha dichiarato, in un modo “opprimente, incurabile, miserabile”. Proprio da questa fede cieca nasce la sua ossessione ricorrente: si sente osservato da una divinità poderosa che giudica e punisce ogni minima ribellione. Inutile dire che il racconto delle sue sofferenze e delle sue battaglie perse in partenza contro Dio ci fa ridere e riflettere. Perché lasciando da parte gli aneddoti, Il lamento del prepuzio è una riflessione profonda sull’identità personale ed ebraica e sulla religione come fonte di nevrosi. Inevitabile il paragone con altri autori - Woody Allen, Sedaris, Eggers - che hanno fatto dell’humour sovversivo verso la religione ebraica una bandiera. Anche se Auslander più che all’Allen del cinema si ispira all’Allen della “stand-up comedy”, da cui prende in prestito il ritmo velocissimo e l’impeccabile susseguirsi delle gag comiche. Forse quindi è proprio la satira l’unica forma possibile di sopravvivenza contro tutte quelle cose contro le quali non si può lottare, una satira irriverente e dissacrante che logicamente ha fatto innervosire più di un benpensante. Straconsigliato. 

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