Il lettore

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Michael Berg ha quindici anni quando si sente male per strada, nei pressi dell’androne di un palazzo. Lì viene soccorso da una donna, che lo rimette in sesto, gli lava la faccia e poi lo accompagna a casa. Ristabilitosi dall’itterizia che lo ha costretto in casa per mesi, sembra naturale tornare a trovare la sua benefattrice per ringraziarla. La donna lo accoglie, accetta i fiori che lui le porge e poi le chiede di aspettarla, perché anche lei deve uscire. È in quel momento che si annida l’inizio della storia tra i due: in uno sguardo fugace di Michael, nei movimenti naturali e sensuali di Hanna, sicura di sé e incurante degli occhi di quel ragazzino che la osserva dal corridoio. Una storia che si concretizza presto, travolgente, intensa. Tramite Hanna, Michael inizia a scoprire sé stesso, il proprio corpo, le proprie sensazioni e quello che ritiene essere amore, o almeno una delle forme che esso può assumere. Hanna, invece, che ha trentasei anni e da questa relazione sembra non aspettarsi alcun futuro, a Michael chiede solo di leggere per lei. Quando la donna sparisce senza dare spiegazioni, Michael va avanti per la sua strada, cercando di mettere da parte e dimenticare ciò che ha vissuto quell’estate. Ma il fantasma della donna rimarrà sempre con lui fino al giorno in cui, studente di legge invitato a seguire il processo ad alcuni collaboratori nazisti, ritroverà Hanna seduta al banco degli imputati…

Il romanzo semi-autobiografico di Bernard Schlink, in Germania considerato ormai un classico e fonte di ispirazione per il film del 2008 The Reader – A voce alta, è tanto la storia di un’ossessione quanto quella di un processo a una generazione. Michael è l’esponente perfetto dei ragazzi cresciuti dopo la barbarie della Seconda guerra mondiale, una generazione che, come tutte, vuole rompere col vecchio, staccarsi dall’operato dei propri genitori, in questo caso mettendo a processo le loro azioni, o meglio ancora le loro non-azioni. “Puntare il dito contro i colpevoli non liberava dalla vergogna. Ma aiutava a superare la sofferenza. Convertiva la sofferenza passiva della vergogna in energia, attività, aggressione”, spiega Michael stesso, ma il desiderio di trasformare la passività e la vergogna in azione dà vita a una furia livellatrice che si abbatte con particolare perizia sui facili capri espiatori, come Hanna. Semplice e misteriosa, seducente senza essere maliziosa, la donna è rimasta incisa dentro Michael come la guerra è rimasta incisa nella storia della Germania. E se Michael rappresenta il nuovo che avanza e il dilemma morale delle nuove generazioni di fronte al passato, Hanna ha il compito di incarnare la proverbiale banalità del male. La donna è, a tutti gli effetti, colpevole, proprio come molti tedeschi di seconda linea, conniventi, collaboratori: era una sorvegliante e insieme ad altre donne con lo stesso compito ha provocato la morte di molte prigioniere. Ed è colpevole di aver sedotto Michael che, allora ragazzino, non riuscirà più a vivere una normale relazione, per sempre legato al suo ricordo. Ma, allo stesso tempo, Hanna manca di quegli strumenti che renderebbero semplice, se non addirittura soddisfacente, l’atto di accusarla; è ingenua, priva di malizia, semplice e in qualche modo “pura”, priva delle risorse simboliche necessarie per leggere la situazione intorno a sé, per capire la profondità del proprio operato. Ma è un’altra la mancanza di cui Hanna si vergogna, molto più che per le azioni a cui si è prestata mossa da necessità materiali. Compresa la verità Michael sarà messo di fronte a un dubbio morale: è giusto svelare a tutti il suo segreto, qualcosa che farebbe di tutto per non rivelare, anche addossarsi colpe non sue? Bernard Schlink non offre risposte definitive, poiché è impossibile offrirne, come nessuno che guardi indietro senza aver vissuto l’esperienza della guerra in prima persona potrà mai averne un’immagine precisa. Il lettore, breve, denso e conciso, quasi una cronaca dei tumulti interni e delle riflessioni del protagonista, non assolve ma regala una visione insolita, grigia, su una pagina di Storia che siamo tutti abituati a leggere come bianca o nera.



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