Il libero mercato dell’amore

Il libero mercato dell’amore
A Francoforte si sta svolgendo un convegno sull’Olocausto a cui prendono parte studiosi di tutto il mondo. Qualcuno di loro pensa distrattamente che, forse, è un po’ fuori luogo organizzare una festa al termine di un convegno sull’Olocausto, ma tant’è. Quella festa e soprattutto l’ultima notte in albergo prima della partenza e del ritorno alla normalità rappresenta una sorta di terra di nessuno, tutta da esplorare. Così Lea, dopo aver ricevuto una telefonata isterica dalla babysitter che ha lasciato a Brooklyn con i suoi figli, decide di flirtare col collega Roland Oberstein che alloggia poche camere più in là. Roland, che ha divorziato dalla moglie e si è trasferito in America, ha appena parlato al telefono con Violet, la sua nuova fidanzata, e lei gli ha appena detto di averlo tradito, così, quasi per noia. Lea, dal canto suo, fantastica che i figli cadano nel laghetto ghiacciato del parco e lei possa tornare a casa finalmente leggera e senza più la responsabilità di essere madre e moglie del prosindaco di Brooklyn che, invece, ha bisogno di una famiglia solida e numerosa per la sua immagine politica, anche se questo non gli impedisce di concedersi la sua prima avventura omosessuale…
Queste persone colte, animate da sensibilità ambientale e nobili cause sociali, non hanno in realtà tempo per farsi degli scrupoli sentimentali, l’imperturbabilità sembra essere la loro forza. Soffrire per amore o anche solo lasciarsi emozionare dall’arte o dalla letteratura è qualcosa che secondo Roland Oberstein crea solo disagio, eppure questo personaggio non è né un cinico né un anaffettivo. È un uomo ironico, brillante e freddamente razionale, uno capace di analizzare il tradimento attraverso parametri economici e arrivare alla conclusione che l’adulterio può rappresentare un impulso per l’economia. Ridurre al minimo le grane affettive permette di potersi concentrare al massimo sulla propria carriera. Il sesso, senza alcuna implicazione affettiva, diventa l’unica via di fuga possibile. Eppure, dopo averci agghiacciato e ipnotizzato per molte pagine con una descrizione così apparentemente irreversibile della civiltà contemporanea, Arnon Grunberg fa scivolare i suoi personaggi verso una progressiva ma inarrestabile perdita di controllo. Come ha scritto lo scrittore Mauro Covacich a proposito di questo libro: “la lucida razionalità dell’inizio induceva alla disperazione, la lenta discesa agli inferi che caratterizza il seguito apre alla speranza”.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER