Il libro dei sussurri

Il libro dei sussurri
“Vissi la mia infanzia in un mondo di sussurri”, racconta Varujan Vosganian. Sussurri accorti, teneri, imploranti, percepiti da un cortile all'altro nella città armena di Focşani, strade larghe, case squadrate, steccati in legno dipinti. Sulla scia del pane fatto a mano si rincorrono i segreti degli uomini (nonno Garabet, Merzian il calzolaio, Arshang il campanaro), tutti “vecchi” almeno nella propria insostituibile, semplice saggezza, e delle donne (la nonna Arshaluys, sua sorella Armenuhi, infine Satenig), pienotte e odorose d'acqua di colonia. Sulla panchina sotto l'albero di albicocco, avvolti dall'aroma di caffè (chi macina rimane in silenzio), o nelle riunioni segrete al cimitero, nella cripta di Seferian (già emigrato in Argentina), dove la radio gracchia sul mondo là fuori, le voci si intrecciano senza confodersi: si parla di chi se ne è andato, di chi è tornato, si fa il conto dei dispersi e delle lacrime versate per i morti, mentre mani e occhi dicono della forza per rimanere se stessi, per non perdere l'identità. E quando nel cerchio d'affetti e radici qualcuno scompare per sempre, a farne le veci viene in soccorso una sua foto: perché gli armeni, prima e dopo l'infanzia di Vosganian, costretti a perdersi, costretti spesso a partire lasciando sul tavolo, nel letto, le tracce inquietanti della normalità, vissero e vivono ancora in un mondo di immagini, fatte testamento e assicurazione…
Si nasce cullati da un canto funebre; si vive, in questo romanzo, strappandosi ai libri proibiti, e si muore in una terra che parla una lingua straniera. Il libro dei sussurri di Varujan Vosganian (scrittore, politico, matematico) racconta l'epopea di un secolo appena trascorso, il XX, già lontano nella memoria: lo fa spostando il centro del mondo nel cuore dell'Armenia, nella piccola città di Focşani, schiacciata sotto il tallone della grande madre Russia. Magistralmente orchestrando volti e voci, Vosganian parte dal proprio quartiere, quello della prima infanzia, per allargare lo sguardo alle vicende di un popolo intero, sempre in cammino, una stirpe dopo l'altra alle prese con una patria fatta di gesti e simboli più che di terra e bandiere. Il libro dei sussurri chiama a sé decenni e continenti (dalla Turchia alla California), mettendo da parte l'ufficialità delle carte bollate: la “Storia” passa attraverso i pertugi delle mille e più storie raccolte dall'autore, in cui le partenze si sommano alle attese, le guerre fanno il nido nella pace, un attentato d'oltreoceano solleva polvere in un cimitero sperduto. Vosganian ha la curiosità attenta del bambino che fu, e la capacità di controllare la scrittura propria solo dei grandi narratori: Il libro dei sussurri è un grande, ammaliante romanzo dettato dal senso di appartenenza, tributo e ringraziamento alle generazioni passate per l'amaro e stretto cunicolo del genocidio e della diaspora. Si legge e si respira poesia, senza indulgere nell'amarezza: Il libro dei sussurri porta il peso di tumulti, lotte e scoperte, ma incede col passo leggero d'un atto d'amore. 

 

 

 

 
 
 
 
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