Il libro del tempo

Il libro del tempo

Sandra, brillante reporter del “Chicago Space Mirror”, ha avuto la pessima idea di convincere il proprio caporedattore a inviarla al primo grande torneo internazionale di scacchi. È convinta che la partecipazione della Macchina, il più veloce calcolatore elettronico della Terra, sarebbe stata di notevole interesse. Invece… Il signor Scott, scrupoloso agente immobiliare di Pacific Knowls, non riesce ad affittare la graziosa villetta di Peack House. Tutti i potenziali clienti scappano a gambe levate senza concludere non appena si accorgono del traliccio della corrente elettrica. Quel maledetto palo, piazzato davanti al terrazzo, spaventa tutti i vecchietti in cerca di pace e tranquillità. Beh, quasi tutti. Il signor Leverett, invece, sembra apprezzare solo quello; lui adora il persistente ronzio della corrente elettrica sui cavi. Certo, il signor Leverett è un po’ strano per essere un semplice vecchietto… Francis Legrande è stato un grande attore, un artista assai poliedrico con un vezzo molto singolare: amava ritrarsi, sia in forma di scultura che di quadro, nei panni degli innumerevoli personaggi da lui interpretati. Più di cinquecento ritratti ereditati dalla moglie dopo la sua morte e mantenuti in perfetto ordine. Francis Junior, costretto a vivere con la madre, è disgustato da quella folla di immaginette e i ritratti ricambiano il disgusto...

Seconda e ultima parte dell’antologia definitiva dei migliori racconti di Fritz Leiber, pubblicata in America nel 1990 dagli eredi. Lippi, curatore dell’opera, arricchisce questo secondo volume aggiungendo anche un romanzo breve del 1945. Nelle intenzioni di Leiber, il romanzo avrebbe dovuto essere tutt’altro che breve ma, come spiega lo stesso autore nella seconda edizione del 1970, l’editore John W. Campbell gli impose di tagliare il più possibile. All’epoca, in effetti, la maggior parte dei lettori più assidui erano impegnati nel conflitto globale più importante della storia: la seconda guerra mondiale. L’editore, dunque, era sommerso di lettere in cui i soldati chiedevano di non pubblicare lunghi romanzi a puntate: a causa dell’alta probabilità di cadere in battaglia, non erano più tanto sicuri di riuscire a leggerne la fine. Aneddoto che ci fa capire quanto avessero contribuito allo sforzo bellico perfino le riviste di fantascienza. Tornando all’antologia, dobbiamo notare come non si tratti di storie che hanno a che fare con il tempo. A dispetto del titolo, qui abbiamo a che fare con un Leiber a tutto tondo e al meglio della sua capacità creativa. I racconti risalgono tutti al periodo più maturo, fra gli anni Sessanta e Settanta, e rappresentano la sintesi dell’originalità di questo grande autore rispetto a nomi forse più conosciuti dagli appassionati italiani, quali Asimov ed Heinlein. Pur iniziando la sua carriera negli anni Quaranta, il buon Fritz non partecipò mai alla celebrazione dello scienziato come nuovo eroe del futuro e della conoscenza scientifica come motore portante del radioso futuro dell’umanità. Dalla lettura di questi racconti, si nota come il suo punto di vista fosse lontano, o comunque poco interessato, dall’approccio “pratico” che caratterizzava il genere. L’uomo, le sue fragilità interiori, le quotidiane contraddizioni sociali: questo il vero focus della narrativa di Leiber. Le sfide tecnologiche, le vastità dello spazio, non sono altro che banchi di prova per la psiche e le sue debolezze.



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