Il libro dell’amico e dell’amato

Il libro dell’amico e dell’amato
Blanquerna, immerso nella preghiera, è preso da come contemplare Dio e le sue virtù. Non si contano le annotazioni, ogni volta che terminano le meditazioni. Così procede ogni giorno, non preoccupandosi di cambiare le preghiere, proprio per annotare nuovi paesaggi della propria anima. Quegli squarci metafisici vanno a comporre Il libro dell’amico e dell’amato, fatto di tanti versetti quanti sono i giorni dell’anno, perché ogni versetto è sufficiente per contemplare Dio almeno per un giorno intero. Iniziano, dunque le metafore morali: alla domanda dell’amico all’amato se in lui è rimasto qualcosa da amare, l’amato risponde che l’amore dell’amico si può moltiplicare solo nell’atto di amare… Le strade per cui l’amico ricerca il suo amato sono impervie, gravide di pensieri, sospiri e lacrime… Molti amanti riuniti per amare un amato che li riempie d’amore: ognuno di loro è nutrito dal suo amore e dai suoi dolci pensieri, per cui sentono meravigliosi tormenti… L’amico chiede all’amato, capace di riempiere il sole di splendore, di ricolmare il suo cuore d’amore. L’amato risponde che senza pienezza d’amore gli occhi dell’amico non possono piangere...

L’edizione italiana de Il libro dell’amico e dell’amato del teologo, mistico e missionario spagnolo Raimondo Lullo (1233 circa–1316) è un dono meraviglioso a quanti sono alla ricerca di gemme cartacee quasi introvabili. Siamo di fronte ad un’opera in cui si compenetrano lirismo poetico e densità concettuale teologica per cantare l’amore del cristiano per Dio con esisti letterari indescrivibili, con in più la pregevole introduzione di Francesc Torralba Rosellò che precede con timore quasi reverenziale il torrente sublime di massime mistiche di quel Lullo che stregò con la sua caleindoscopica ars l’eretico Giordano Bruno. Alla mente vengono parole che si ritrovano nel poema sufi Il verbo degli uccelli e vale la pena di citare Gianfranco Ravasi che nel commentare queste pagine su “Il Sole 24 ore” del 19 giugno 2016 sostiene che “(…) la lettura dei versetti lulliani è aperta a credenti o persone in cerca di un oltre e di un altro che stia di là del nostro limite ma che è disponibile all’incontro”. A ciò ci permettiamo di aggiungere che l’opera di Lullo è un archetipo della bellezza come via privilegiata verso il divino, confortati dal fatto che a sostenere ciò sia stato Von Balthasar che di bellezza se ne intendeva. Oltre che di teologia.

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