Il libro delle mie vite

Il libro delle mie vite
Nella sua breve vita, Sasha Hemon, bambino quattrenne nella Sarajevo degli anni Settanta, non ha ancora sperimentato l’incontro con l’altro. Il primo impatto, durissimo, avviene con la nascita della sorella, immediatamente percepita come un’invadente intrusa. L’intruso, a quel tempo, poteva essere il fratellino appena nato, un ragazzino di una banda rivale che sconfina nel tuo quartiere, niente a che vedere con le differenze etniche che, in seguito, avrebbero acquistato sempre più importanza, traducendosi in una delle più sanguinose guerre civili del novecento. il Sasha adulto, che vive ormai in un altro paese, non può fare a meno di porsi delle domande: chi siamo noi? chi sono loro? Cosa sono io? La risposta si costruisce anno dopo anno, esperienza dopo esperienza, vita dopo vita. I viaggi, il confronto con gli altri, le ansie giovanili di ribellione, la guerra e le strategie di sopravvivenza, l’esperienza dello sradicamento, il dolore, tutto contribuisce a creare la nuova identità dell’uomo Sasha che infine scopre di essere “un groviglio di domande insolubili, un coagulo di vari altri”…
Riassumere in poche parole Il libro delle mie vite di Aleksandar Hemon è già complicato, figuriamoci commentarlo. Sono quattordici scritti densissimi, a metà tra il saggio e il racconto che, partendo da un episodio di vita vissuta, a volte banale, arrivano a parlarci di massimi sistemi, sentimenti primordiali, temi universali come l’identità, le radici, l’origine del male, il dolore. Nelle esperienze che Hemon ci racconta, in una scrittura straordinariamente ricca e articolata, possiamo rivederci tutti. C’è la guerra è vero, ma sembra un contorno, una cornice che mette maggiormente in risalto ciò che nella vita conta sul serio: l’amore, in tutte le sue manifestazioni. Amore per la propria città, per la famiglia, per un animale. Per questo, ogni evento, per quanto insignificante, suscita una riflessione, ogni persona incontrata merita un ricordo. Come se Hemon avesse la straordinaria capacità di trovare sensi altri in accadimenti che potrebbero apparire comuni, persino prosaici. Ma tutto acquista importanza di fronte all’orrore della guerra e così ogni racconto diventa un pezzo di vita salvato dall’oblio, un modo per ricordare quello che non c’è più, di far rivivere persone amate. Solo la parola, sembra dirci Hemon, può salvarci, ultimo baluardo contro l’annichilimento.

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