Il libro di Joan

Il libro di Joan

2049. Guerre e disastri ambientali hanno reso la Terra inabitabile. Una “élite superstite” si è trasferita su una stazione spaziale, CIEL, dove vive sotto la dittatura di Jean de Men, ex “guru dell’autoaiuto”. Questi sopravvissuti si sono trasformati: “Prima arrivò la glabrescenza, poi la perdita della pigmentazione. […] Forse è stata la geocatastrofe a farci diventare così o forse è colpa di uno dei primi virus del nostro nuovo ambiente, o forse è solo il karma che ci tocca perché abbiamo ucciso il mondo naturale”. Su CIEL è proibito “qualsiasi atto ricordi la copula, è vietata l’idea del sesso, sono vietati gli indicatori fisici della sessualità”. La quarantanovenne Christine Pizan, “intellettuale che ha visto troppe cose”, trascorre il tempo nella sua cella incidendosi storie sulla pelle (“Gli innesti erano racconti di pelle: lontani discendenti dei tatuaggi, cugini spuri dell’alfabeto Braille”), interrotta da sporadici interrogatori o dalle visite dell’amato ex-gay Trinculo, in attesa della morte, obbligatoria a 50 anni. Ma quando Trinculo la informa che la mitica Joan di Fango è ancora viva (la versione ufficiale la vorrebbe arsa sul rogo in quanto “eretica, apostata, ecoterrorista”), a quel punto Chris inizia a insegnare il suo mestiere a Nyx, un’allieva mutante con particolari poteri, e si prepara all’avvento della liberatrice…

Ascrivibile al filone New weird, Il libro di Joan è un romanzo ambizioso e vulcanico che ha l’unica pecca di un attacco faticoso: la scelta di affidare la narrazione della prima parte a un personaggio, senza rinunciare a un registro compiaciuto e istrionico più adatto a una voce narrante onnisciente, appesantisce infatti la descrizione introduttiva di un immaginario post-apocalittico altrimenti ammaliante (in particolare le ipotesi sulla “de-evoluzione” dell’uomo). La storia parte davvero a p. 115, quando la prosa si snellisce, entra in scena Joan (affiancata dalla compagna d’armi e d’amore Leone) e al monologo esuberante della prima parte subentrano l’azione epica e i sentimenti (mentre l’attenzione si sposta dalla asessualità al sadismo, senza risparmiare dettagli splatter o scene crudeli come quella dei quarantuno bambini o di Trinculo scuoiato). La conclusione, non imprevedibile ma dalle dinamiche sorprendenti, è appagante e coerente. È di certo più facile apprezzare Il libro di Joan se si bazzica un certo post-modernismo più che la fantascienza. Se Joan è un alter ego di Giovanna d’Arco, lo scontro tra Christine e Jean de Men riprende quello ideale tra gli scrittori del Quattrocento Christine de Pizan e Jean de Meun. Alcuni elementi ricorrenti potrebbero allontanare una fetta di pubblico: immagini inefficaci (“La mascella incessantemente presente”); massime deboli (“Riso e tragedia, due lati della stessa faccia”; “Morire è il destino di tutti”; “La vita batte lo scopare”); dialoghi esagitati (“Tua madre era un brutto cancro mangiaculo”); spiegazioni sommarie (“Grazie alla corrente tellurica […] combinata con la tua immaginazione. È così che viaggeremo”). Ma al netto di queste caratteristiche, Il libro di Joan rimane un’avventura caleidoscopica e straniante, e merita interesse anche per il trattamento visionario della tematica post-ambientalista e delle questioni di genere. La splendida copertina è di Manfredi Ciminale.



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