Il libro di Renfield

Il libro di Renfield
Due agenti di polizia l’hanno sorpreso di notte tra le macerie dell’ex abbazia di Carfax, con la bocca imbrattata di sangue e i resti flaccidi di un ratto mezzo divorato fra le mani. Sembrerebbe scappato dal vicino manicomio diretto dal dottor Seward, ed è lì che viene portato. In realtà non è uno dei pazienti, ma la follia gli scava dentro come un succhiello, toccando nervi fragili, snudando ricordi insopportabili. Si chiama Renfield e ha la repellente abitudine di ingoiare mosche e ragni vivi. Parla di un Maestro con bianchi denti aguzzi, venuto nella nebbia fino alla sua finestra per chiedergli di invitarlo a entrare nella casa di cura. Servendosi di lui, Dracula (perché ovviamente è del Conte rumeno che si tratta) può così introdursi nel luogo dove si trova anche Mina, la donna che brama ferocemente dopo averne spiato il ritratto in Transilvania, tra gli effetti personali del suo futuro marito Jonathan Harker. Da quando è accaduto tutto questo sono passati alcuni anni e nel frattempo uno scrittore irlandese, un certo Bram Stoker, mettendo insieme i diari e le lettere di quelli che hanno partecipato alla distruzione del Vampiro, ha pubblicato un libro di successo. Non si tratta però di semplici fantasie, come il pubblico crede. Per questo, dopo aver incontrato gli amici che hanno condiviso con lui la terribile avventura, il dottor Seward rimette mano agli appunti che aveva tenuto all’epoca, registrando le conversazioni con quel singolare malato di mente (sempre che fosse tale). Il mondo deve sapere che il Diavolo cammina realmente fra noi con piedi umani e che per spianarsi la strada adesca coi mezzi più subdoli i suoi famuli. Proprio come ha fatto con Renfield, il pazzo zoofago che credeva di assicurarsi la vita eterna inghiottendo le vite di altre piccole creature...
Tim Lucas, noto critico cinematografico ed esperto in materia orrorifica, elabora uno straordinario spin-off incentrato sul personaggio più enigmatico del capolavoro stokeriano. Renfield vi appare come un nuovo Giovanni Battista - il profeta mangiatore di cavallette che annuncia l’avvento del suo Signore -, interpretazione suggerita sia dalla citazione neotestamentaria in esergo, sia dal titolo originale The Book of Renfield: a gospel of Dracula. Il destino di Renfield è in un certo senso già deciso nella sua infanzia disgraziata, che Lucas ricostruisce in piena continuità con il contenuto e la forma narrativa ottocentesca del testo da cui prende le mosse. Abbandonato da piccolo sul limitare di un bosco, Renfield è cresciuto da un caritatevole pastore anglicano. Respinto e umiliato dagli altri bambini e dagli abitanti del paese, riversa il suo affetto negletto sugli animali, portandosi dentro il desiderio inconfessato di essere allattato da una madre che lo nutra con il suo fluido vitale. Quando la Chiesa lo delude con i suoi insegnamenti limitati e miopi, Dracula ha buon gioco ad asservirlo sfruttandone il bisogno d’amore. Non è di sangue che vorrebbe abbeverarsi Renfield, ma di latte materno e il Vampiro, apparsogli in forma femminile, gli offre il seno a cui sogna di attaccarsi somministrandogli un’analoga, blasfema comunione come quella a cui costringerà anche Mina, obbligata a succhiare da una ferita aperta sul suo petto. L’aver ceduto alle lusinghe del non-morto condanna Renfield alla condizione schizofrenica di doversi nutrire degli animali che tanto ama, perché questa è la moneta con cui Dracula ripaga chi lo serve: illudere per irridere (lo ribadisce Stephen King ne Le notti di Salem, quando fa sgozzare dal vampiro Barlow il suo complice Straker, che viene così privato dell’immortalità promessa). Renfield, il trovatello incapace di diventare adulto, è una vittima predestinata delle forze delle tenebre, che lo rendono schiavo facendo leva sulle sue debolezze. Il vangelo di cui è portatore è quello di un male che mostra il suo volto più terreno ed abbietto, spogliato di ogni suggestione romantica. Nessuna macabra bellezza, nessun fremito sensuale di canini che accarezzano il collo nel bacio mortale: nel romanzo di Lucas domina il corpo nella sua prosaica corruttibilità. Un corpo che può diventare veicolo materiale di malvagità. Torniamo così a una delle idee di fondo del libro, quella più interessante sul piano etico: il vampirismo è il male e come tale va temuto e combattuto. In questo senso la (falsa) postfazione del pronipote del dottor Seward, che rintraccia un fil rouge fra il tentativo di Dracula di conquistare l’Inghilterra e l’attacco contro l’America dell’11 settembre, assume una piena coerenza. Il male ha nuovamente messo in atto la sua invasione. Non chiudiamo gli occhi, non facciamo finta di niente, perché il male uccide e non lo fa solo nei romanzi gotici.

 

 

 

 
 
 
 

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