Il libro infame

L’uomo siede alla sua scrivania, davanti allo schermo luminescente. Incombe su di lui una presenza, un essere silenzioso e implacabile, un carceriere, un golem. Si interrompe il picchiettare delle dita sulla tastiera. L’uomo alza la testa. Non è più nel suo studio: ora è al centro di una sorta di anfiteatro, una torre cava costituita da infinite brande “di ferro verniciato grigio, come quelle che arredano le camerate di una caserma”. Su ognuna di esse, il fucile posato a fianco, riposa un soldato. E ogni soldato è un ricordo, un pensiero, un frammento, un fatto, una parola. O un’immagine, come per esempio quella foto del 3 settembre 1954, che ritrae l’uomo della scrivania a venti giorni di vita, avvolto in una copertina scozzese. Sul retro c’è una data sbagliata scritta e corretta a penna, e una frase interrotta dal taglio di una forbice. Chissà come proseguiva. La Seconda Guerra mondiale era finita da meno di un decennio, e la sua ombra si allungava ancora sulla società italiana. L’uomo ora scrive velocemente, rapito dai pensieri. Sul suo volto si accende un sorriso appena accennato. E le dita corrono sulla tastiera del computer…
Ẻ un diario e al tempo stesso non è un diario, Il libro infame di Gianluca Nicoletti, giornalista e speaker radiofonico che da sempre regala a chi lo segue - un pubblico affezionato e numeroso - uno sguardo disincantato e un po’ cinico sul mondo della comunicazione e sull’immaginario collettivo. In questo libro dalla grafica elegante in cui parole e disegni (i secondi a cura di Roberto Ronchi, che ha reso bene anche lo spirito dei boccacceschi inserti a fumetti che arricchiscono il volume) non potrebbero fare a meno le une degli altri, ripercorriamo la storia d’Italia dagli anni ’50 al nuovo millennio e assieme la vicenda umana di Nicoletti: si rievocano bizzarri advertising da dopoguerra ma anche ricordi della scuola elementare, e allo stesso modo si intrecciano in un grottesco ma suggestivo girotondo la Mucca Carolina e i sexy shop, l’autoerotismo sul catalogo Postalmarket e il culto di San Pippone, i residuati bellici e le pistole giocattolo, i soldatini della serie “Le grandi rivoluzioni” della ditta Atlantic di Treviglio e i caduti degli anni di piombo, le strategie di evitamento dei preti infoiati a scuola dai Salesiani e i primi incerti amori adolescenziali. E così via, tra uno sberleffo e un attimo di commozione, una riflessione e una provocazione.

Leggi l'intervista a Gianluca Nicoletti

 

 

 

 
 
 
 
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