Il lupo dei cieli - I mondi chiusi

Le stelle paiono danzare tutt'intorno, sussurrano una mesta canzone di morte. Morgan Chane è ferito, ha dovuto rubare una piccola astronave per fuggire ai lupi. La sua gente, gli abitanti di Varnia, i lupi dei cieli. Se lo prendono lo uccidono senza pietà: questa è la dura legge di Varna. Una volta Chane era un terrestre, ma è stato quando ancora i suoi genitori erano vivi, prima che la gravità di Varna li consumasse e li uccidesse. È dovuto crescere come i varniani, sviluppando la sua muscolatura per diventare un lupo dei cieli. Era uno di loro, un razziatore di pianeti come loro, un nemico per gli abitanti della galassia. Ora deve scappare e nessuno aiuterebbe mai un lupo dei cieli. O quasi nessuno... Chane è un genio, ha un talento particolare: riesce sempre a ficcarsi nei guai. Nessun abitante della galassia l'avrebbe certo potuto immaginare. Un feroce e spietato lupo dei cieli a passeggio per New York. John Di Lullo aveva ragione, Chane aveva talento per ficcarsi nei guai. Andatura saltellante, riflessi da varniano, Chane fatica a nascondere le sue capacità fisiche in quel mondo così leggero e noioso. La sua mente continua a ricordare il tempo trascorso a Varna, le razzie, le ricchezze sparse ovunque per la spartizione. Allontana il bicchiere di whisky con una smorfia. Di Lullo ha torto sul whisky: fa veramente schifo...
Apparsa fra il 1967 e il '68, la trilogia di Morgan Chane (Il lupo dei cieli - 1967, I mondi chiusi - 1968 e Le stelle del silenzio - 1968) rappresenta un classico esempio della produzione più matura di Edmond Hamilton. In questo volume Urania ce ne presenta solo i primi due capitoli, rimandando la pubblicazione del terzo a data ancora da definire (si spera nel 2014). L'autore ci catapulta in un futuro in cui i voli interstellari sono normalità, in cui l'intera galassia è densamente popolata dai vari discendenti della razza umana. Adattandosi alle caratteristiche fisiche dei vari pianeti, ognuna di queste popolazioni ha assunto tratti somatici e fisiologici propri, differenziandosi dal ceppo originario. In questo universo "darwiniano" la capacità di adattamento ha profondamente plasmato anche usanze, lingue, leggi e costumi locali. Tale vastità di diversità fisiche e sociali consente ad Hamilton una notevole libertà d'azione nell'introdurre colori, forme e folklori fra i più incredibili e articolati. Proprio la potente fantasia e capacità inventiva dell'autore è la caratteristica più evidente di questi romanzi, sorretta da un linguaggio particolarmente fluido e vivo. I viaggi e le peripezie di Morgan Chane e John Di Lullo, infatti, non sono semplicemente credibili: sembrano talmente vivi da uscire dalla pagina. È una costante nella narrativa di Hamilton. Gli oggetti sono sempre in movimento, vivono quasi di moto perpetuo. Le nebulose sono impetuosi fiumi di pulviscolo, le stelle sono sempre di varia grandezza e colore, perfino i pulsanti e le lucine, qualsiasi strumento di controllo presente in un'astronave, ticchettano, occhieggiano, si scambiano sonore o luminose informazioni. Se il cosmo hamiltoniano è così immerso nella foga ossessiva del movimento, cosa ne sarà dei personaggi che sono il motore dell'azione?

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