Il Maestro del Giudizio universale

Il Maestro del Giudizio universale
Il suo lavoro, finalmente, è finito. Ha preso nota - e ce n’è voluto, di tempo! - dei fatti dell’autunno del millenovecentonove, della lunga e dolorosa sequenza dei tragici accadimenti in cui è rimasto coinvolto, per giunta in un modo che definire singolare è dire poco. Ha scritto la verità, senza infingimenti od omissioni. Del resto, non avrebbe avuto senso farlo. E scrivendo ha capito. Che la memoria fa un sacco di scherzi. Tuttora ha la sensazione che l’intera vicenda sia stata una questione di più settimane. Falso. Il dottor Gorski lo ha invitato a far parte del trio che avrebbe suonato a Villa Bischoff il ventisei settembre dell’anno millenovecentonove, una domenica, una giornata di cielo terso e vento caldo…
È un memoriale, ma non solo: chi scrive in prima persona è un barone, un militare in congedo, a cui è piovuta addosso una accusa terribile: quella di aver provocato la morte del suo rivale in amore. C’è una catena di omicidi camuffati da suicidi che sconvolge Vienna, e il barone von Yosch parte alla ricerca dell’assassino. Perutz scrive un romanzo molto interessante e appassionante, dalla prosa raffinatissima, che riproduce con tale precisione  l’atmosfera di quel periodo da far sembrare al lettore che sfoglia le pagine del libro non solo di conoscerla, ma di viverla: la tensione è davvero alta, e colpisce la capacità di rimanere credibile anche quando fa riferimento a forze oscure, innaturali, demoniache che agiscono e condizionano gli eventi.

 

 

 

 
 
 
 
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