Il maestro delle ombre

Il maestro delle ombre

Una pioggia che sembra non finire mai, tanta da danneggiare una delle centrali che forniscono la Città eterna di luce ed elettricità e destare seria preoccupazione per l’ormai inevitabile piena del Tevere. Per riparare il guasto si dovrà ricorrere a un protocollo che si sperava di non dover usare mai. Un blackout programmato. Ventiquattro ore di buio che vuol dire niente luce, niente elettrodomestici, niente acqua calda, ma anche niente telefoni, niente musica e televisione. Nessuna informazione. La città farà un salto indietro di centinaia di anni, quando al calar del sole sembrava che la vita si fermasse fino all’alba successiva. Era la paura del buio, di quello che nel buio può succedere, che Leone X (1475- 1521) aveva tentato di scacciare ‒ quasi avesse avuto una premonizione, nove giorni prima di morire ‒ stabilendo che Roma non avrebbe mai mai mai dovuto restare al buio. E qualcuno, quasi cinquecento anni dopo, si sta chiedendo se non avesse ragione. Cosa accadrà quando la notte prenderà possesso della città? Quando sarà evidente che le misure di sicurezza a nulla serviranno contro la certezza quasi matematica che ogni azione resterà impunita? Sandra Vega, la fotorilevatrice che ha chiesto di essere trasferita all’ufficio passaporti, si chiede perché sia stata convocata e addirittura scortata nel “formicaio” ‒ così è chiamata la sala operativa dell’unità di crisi della polizia, un bunker vicino al Ministero dell’Interno – ed è solo il primo interrogativo dei tanti che seguiranno. Chi è il misterioso Vitali? Non le risulta esistere la Sezione crimini esoterici e perché i file relativi a quell’uomo sono classificati e quindi non consultabili? Cosa significa il fatto che una sua foto e il sangue del penitenziere Marcus fossero rispettivamente nel e sul cellulare fatto ritrovare in un taxi? Cosa le sta nascondendo il commissario Crespi?

Se mai è ancora possibile creare suspense, Donato Carrisi si è dimostrato una volta di più maestro in quest’arte. Inaugurata con Il tribunale delle anime e proseguita con L’ipotesi del male e Il cacciatore del buio, la saga che vede protagonista la Penitenzieria e soprattutto Marcus, l’ultimo penitenziere, è giunta al quarto “caso” in un crescendo ininterrotto. L’asticella si è alzata a livello di record, raggiungendo una tensione narrativa difficilmente eguagliabile. Pur non amando i paragoni leggendo Carrisi è inevitabile pensare a grossi calibri del genere come Stephen King o Sebastian Fitzek: il Male, quello che non riusciamo o vogliamo concepire per legittima difesa, perché lascia ferite devastanti, è intorno a noi, senza scampo. L’esistenza di un tribunale delle anime, ai più sconosciuta, sembra un’invenzione, qualcosa che richiama i tempi lontanissimi del Medioevo e invece esiste ed è accessibile dal sito web del Vaticano, una specie di enorme archivio in cui è contemplata qualunque nefandezza l’uomo abbia mai commesso. I protocolli di sicurezza descritti nel romanzo sono reali e in caso di necessità potrebbero venire applicati. Cose che trascendono la cronaca nera, che pure in quanto a orrore ci risparmia poco. Storie incredibili, che sono in realtà molto più che verosimili, sono possibili. In questo che è più un thriller che un noir, Carrisi non ci risparmia comunque un giro nell’abisso interiore che ognuno può nascondere, magari dietro facciate irreprensibili o comunque dietro lo specchio che riflette storie di tutti i giorni: e così ci coglie alla sprovvista facendoci cadere nel panico. Per capire di cosa parlo, niente di meglio che un esempio usato da lui stesso: immaginate di essere soli in casa, magari a letto in procinto di addormentarvi, quando nel silenzio arriva da sotto il letto un colpo di tosse. Ecco, così ci si sente quando si entra in questo romanzo, e dopo è come se si rimanesse senza respirare fino all’ultima riga.



 

 

 

 
 
 
 

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