Il maggiore dei beni

Il maggiore dei beni

Si definisce un puro, un asessuato. Uno che non è di questo mondo. Davide ha la pelle chiara e sottile, gli occhi neri corvino e una bocca a forma di cuore che un giorno, ha provato a valorizzare con il rossetto di sua madre. Ha quindici anni ma se ne sente addosso molti di più, almeno sessanta. E non è solo perché, mentre i suoi coetanei discorrono per lo più di sesso e robe futili, lui si interroga continuamente sul senso della vita. C'è anche la faccenda del pozzo (quello metaforico, s ’intende), quel buco nero e profondo che lo ha risucchiato per diversi mesi: attacchi di panico, pensieri tristi, musiche tristi. Perfino cibi tristi. Alle medie, Davide è stato picchiato dai grezzi, che lo hanno lasciato morto a terra; lo hanno umiliato, toccato proprio lì, in mezzo alle gambe per sfotterlo. Qualcuno spingeva delle cose in direzione del suo ano, qualcuno gli teneva la bocca aperta, e Davide dice di non sapere perché. Ma forse lo sa, è solo che non gli va di dirlo. Entrare al liceo artistico un po’ lo rincuora perché non si sente l’unico diverso: ha visto un ciccione, un handicappato, un punk, una coi capelli blu e uno con la faccia da ebete. E c'è pure Alice, talmente brutta e sgraziata da non riuscire quasi a guardarla in faccia. Con lei c'è subito feeling: tutti e due fanno schifo, sono individui cupi e poi, sono tutti e due filosofi. Per Davide quella ragazza è un fiore, la metterebbe subito in mezzo alle bambole nel salotto di zia Anna, anche se Alice non è pura come lui: si è fissata col fatto che vuole a tutti i costi un fidanzato. A Davide invece il sesso non interessa: a lui piacciono il mare e la natura, anche se per via del disturbo post-trauma (sempre per la faccenda del pozzo) al mare non ci può andare più. Poco male, tanto ormai ha deciso che morirà molto presto: si toglierà la vita, ma non prima dei diciassette anni, lo ha promesso ad Alice. L’altro progetto sarebbe diventare ricco, e smettere di vivere in quella squallida baracca abusiva del Meridione in mezzo ai grezzi, ma questo è un desiderio irrealizzabile nonostante ogni tanto, in famiglia si acquisti un biglietto del Milionario. La morte, quella di sicuro arriva, anche se c'è qualcuno – tra quei pochi a cui lo ha confidato ‒ che sembra non gradire molto questo suo lugubre progetto...

Solitudine, povertà, emarginazione, violenza, difficoltà relazionali. Ma anche vergogna, negazione, repressione della propria sessualità: Davide avrebbe mille motivi per desiderare di morire, ma la vera sfida è di trovarne almeno uno per continuare a vivere. La sua è una voce straordinaria, così tenera, ironica, leggera, in netto contrasto con la pesantezza del suo animo, schiacciato da un macigno che gli impedisce di muoversi agilmente nel mondo. Il racconto della sua vita procede in brevi e densi capitoli che analizzano il passaggio dalle scuole medie alle superiori, un passaggio delicato che ogni adulto probabilmente ricorda con una certa sofferenza; semplici episodi di vita quotidiana che un ragazzino sereno e spensierato affronterebbe con leggerezza ma che sono vissuti dal protagonista in modo intenso e tragico. Davide non ama se stesso ‒ neanche suo padre forse ne accetta in pieno l'ambiguità ‒ ma in parecchi attorno a lui lo amano: la madre ex culturista, il fratello, la nonna Italia, la zia Anna che gli insegna a usare i tarocchi. Alice, la ragazzina così affine a lui che diventa la sua unica e migliore amica, e la Scrittrice, l’insegnante del centro educativo per i minori a rischio che Davide frequenta regolarmente: in particolare quest’ultima è una delle figure centrali del romanzo, colei che tenta di scuotere Davide dalla sua apatia, che lo forza – neanche tanto dolcemente – ad andare incontro alla vita, stimolando in lui un forte senso di protezione “al contrario”. Splendido esordio per la foggiana Valeria Caravella, classe 1982, Il maggiore dei beni è un libro emozionante, delicato e crudele nello stesso tempo, pregno di una sofferenza totale e apparentemente senza via d’uscita. Bellissimi personaggi e un protagonista dal carattere universale: perché c'è, o c'è stato, un po' di Davide in ognuno di noi; la leggerezza si acquista con la maturità, come la capacità di dare il giusto peso alle cose e, nostro malgrado, di farsene scivolare via altrettante. Ma per arrivarci bisogna tenere botta: la vita se ne frega dei nostri progetti, sfugge al nostro controllo, e a noi non rimane che arrenderci a l’amore. L’unico, vero, e solo nemico della morte.



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