Il magico pane dei fratelli Mazg

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Lois è arrivata a San Francisco da sola, con poche cose al seguito e il suo immancabile cactus. È il viaggio più lungo che abbia mai fatto: neanche per il college si era allontanata dal Michigan, ma del resto la telefonata ricevuta dalla responsabile delle risorse umane della General Dexterity non ammetteva rifiuti. L’azienda leader nel settore dell’automazione ha bisogno di una programmatrice con il suo curriculum e l’offerta economica è estremamente allettante. Nonostante l’entusiasmo iniziale però Lois comincia a risentire, anche fisicamente, dei ritmi di lavoro estenuanti e da troppo tempo mangia solo Slurry, un gel energetico confezionato nel tetrapak molto in voga tra i dexteriani. Proprio per questo, quando trova sulla porta della sua abitazione un volantino con il menù di “Zuppe e lievito madre” di Clement Street, un locale a pochi isolati che garantisce una consegna a domicilio rapida, non esita e chiama il numero di telefono indicato. Tempo dieci minuti, un ragazzo sorridente con il casco rosso le consegna ciò che stava aspettando: il piatto misto dei Mazg. Lois non si aspettava certo di mangiare così bene e da quella sera, con pochissime eccezioni, il cibo dei fratelli Mazg diviene il suo cibo, finché non riceve inaspettatamente la notizia di un loro imminente trasferimento e con essa un barattolo contenente il prezioso starter di lievito madre…

Robin Sloan approda alla narrativa dopo aver lasciato il suo ruolo di manager a Twitter e il suo esordio, Il segreto della libreria sempre aperta, gli regala un buon successo che prova a replicare con questa nuova avventura. La storia di Lois coniuga due grandi passioni dell’autore, la tecnologia e la tradizione, in questo caso la robotica e il cibo, all’interno di un percorso che costringe la protagonista a compiere scelte non sempre semplici. Una storia che promuove l’importanza di seguire il proprio istinto anche quando la sensazione è quella di un salto nel vuoto, anche quando la logica sembrerebbe sconsigliare caldamente di lasciare una condizione certa per una del tutto ignota. Una lettura piacevole con un finale che appare però forse un po’ troppo affrettato, ed è un vero peccato perché gli ingredienti per una buona storia ci sono senz’altro. Sarebbe stato interessante conoscere meglio alcuni personaggi che restano invece sullo sfondo e anche la protagonista, trascinata dagli eventi, finisce per essere un po’ troppo bidimensionale e rimane incollata alle pagine una volta raggiunta la fine del libro.



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