Il magico recinto

Il magico recinto
Roma. La Città Eterna, il cuore di uno dei più grandi e fulgidi imperi della storia, teatro impareggiabile di arte, spiritualità, buon cibo, genuina solarità e chi più ne ha più ne metta. Meta privilegiata di artisti e scrittori che da ogni parte del globo si lasciavano conquistare dalla Storia con la S maiuscola, tra potere spirituale e rovine di una antichità maestosa che ancora oggi sbalordisce e impressiona. Tra Ottocento e Novecento era facile incontrare un Hawthorne o uno Stendhal nei caratteristici vicoli di quella Roma sparita, popolata da bari e piccoli delinquenti, mentre tra i palazzi del Vaticano il Papa imponeva le mani sui suoi domini, ultraterreni e soprattutto terreni…
Il saggio di Paola Frandini ricostruisce con metodo e scrupolosità la percezione che i grandi scrittori di fine Ottocento hanno avuto della Città Eterna, raggruppandoli in base alla nazione di origine. Abbacinamento e stupore sono comuni quasi a tutti, avvezzi ora alla brumosa Inghilterra ora alla agitata Francia, ma mai abituati a trovare a due passi da casa le tracce della grande storia, di un mondo magico e irripetibile come quello latino. Non è tuttavia solo dalle rovine che testimoniano il grande passato di Roma che restano colpiti questi eruditi villeggianti: c’è chi, come Gide, predilige il suo fascino esoterico e misterioso, o chi, come Bourget o i fratelli de Goncourt, si appassiona alle atmosfere popolari e popolane dei rioni per non menzionare tutti coloro che preferiscono la salubre aria romana alla mal’aria inglese. Ricco di aneddoti e brillante per la sua capacità di raccontare una quantità enorme di fatti e opere senza annoiare neanche un attimo, Il magico recinto rappresenta senz’altro una valida sponda per chiunque sia interessato a ricostruire attraverso la letteratura lo spirito di una città e, più in generale, di un periodo storico denso di avvenimenti.

 

 

 
 
 
 
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