Il mago M.

È l’epoca in cui esiste un regno composto dalla Piccola e dalla Grande Bretagna e dall’isola di Irlanda: è l’epoca di guerre sanguinose, di uomini legati ai loro signori, di incantesimi, amori, cupidigia, battaglie sanguinolente. In un mondo senza tempo, dalle nebbie del mattino, prende forma un mago, Merlino, che consacrerà tutta la sua vita al servizio di re Artù e dei suoi cavalieri. Merlino, mago saggio e accorto, con l’aiuto della sua amata Viviana, ispira l’Avventura dei cavalieri, che significa la Ricerca del santo Graal, quella coppa d’argilla fatta da Eva per raccogliere il sangue di Adamo e poi utilizzata per non disperdere quello di Cristo. E con Merlino crescono grandi cavalieri: Parsifal, Lancillotto, Galaad … che nelle loro gesta mescolano romanticismo e misticismo, fedeltà al loro signore e desiderio di grandezza, grande coraggio e smisurata incoscienza. Tutto diventa un pretesto per mettersi alla prova, tutto una sfida continua. Il mondo si divide fra Bene e Male, fra ciò che è giusto e ciò che è grandioso, ciò che è storia e ciò che è leggenda…

Il mago M. è uno degli ultimi lavori di René Barjavel (1984), tutto apparentemente incentrato sulla figura di mago Merlino, personaggio fallibile e complesso, follemente innamorato di Viviana, in realtà costruito immaginificamente attorno al mondo del ciclo arturiano, fatto di gesta eroiche ed insensate, mistiche e misteriose. Il libro riprende le suggestioni favolose del mondo medievale ed apre la strada a ricostruzioni fuori dal tempo, sospese nel fantastico, spesso anacronistiche, sicuramente di fascino visto che si sono susseguite incessantemente nel corso dei secoli (fino alle trasposizioni cinematografiche moderne). Il protagonista che lega tutte le storie è l’amore profano, quello fra Viviana e Merlino, Ginevra/Morgana e Lancillotto: Barjavel accantona la visione mistica dell’amore cortese per declamare la grandezza della carnalità dell’eros profano, tanto che la pace e la felicità si trovano solo tra le braccia dell’amata e dell’amato. Fuori di questo, solo guerra, distruzione, violenza. Lo stesso demonio, più volte ricorrente nell’ombra di ogni disgrazia, alla fine prende la forma della vendetta della strega Morgana. Si tratta di un libro che può essere letto da tutti, da amanti del genere e non, perché non intende descrivere o esaltare la storia di un genere letterario, ma la storia narrata è di per sé essa stessa il frutto dell’amore stesso del narrare. C’è quasi un compiacersi nel voler scompaginare ogni volta la narrazione con l’apparizione di un elemento soprannaturale e surreale, eppure proprio in questa ricerca dell’eccesso sta il limite di una storia che perde la credibilità dell’eticità del racconto medievale per diventare quasi barzelletta di corte. Una storia vivace e viva, narrata con ritmo e dinamicità (capitoli brevi, che si possono intendere anche come singole narrazioni), senza pretese di analisi o approfondimento dei personaggi, ma con il gusto ed il piacere di vedere scorrere l’occhio sulla lettura fin dove l’immaginazione può arrivare.



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