Il maiale che cantava alla luna

Il maiale che cantava alla luna

È durante un viaggio in Nuova Zelanda che Jeffrey Moussaieff Masson sente parlare di una scrofa che vive praticamente tutto il giorno sulla spiaggia; beniamina dei ragazzini del luogo, che la vanno a trovare sempre all’uscita da scuola, Piglet (così è stata chiamata la maialina) vive accudita da una coppia che abita nei pressi della spiaggia. Masson si appassiona talmente tanto alla storia di questo animale da comprare una casa proprio su quella spiaggia per osservare il comportamento di Piglet. Incredibilmente, e contro ogni previsione, la scrofa dimostra di avere una vita emotiva come qualunque animale “da compagnia”: ama bagnarsi in mare di prima mattina, adora giocare con i bambini, è socievole e sembra apprezzare persino la musica. Nelle notti in cui la luna splende in cielo Piglet sosta sul bagnasciuga emettendo strani e dolcissimi versi, proprio come se stesse cantando alla luna...

Il breve saggio di Masson – che lui stesso nella prefazione definisce “radicale” – svela la vita emotiva ed i comportamenti di tutti quegli animali come mucche, pecore e polli che sono stati addomesticati dall’uomo ma che, anziché ricevere il trattamento di cani o gatti che vivono coccolati nelle nostre case, finiscono nel nostro piatto o nei nostri accessori in pelle. Eppure Masson dimostra con rigore scientifico, con un linguaggio accessibile a tutti e avvalendosi di una ricca bibliografia che anche gli animali non umani hanno emozioni, intelligenza e – con buona pace di Cartesio – provano gioia ma anche paura e dolore. A causa dell’addomesticamento hanno perso parte delle capacità che avevano quando ancora vivevano allo stato selvatico; eppure la memoria atavica persiste: le pecore, ad esempio, abili a correre, anche se non lo fanno così velocemente come le loro antenate hanno mantenuto l’istinto di farlo in salita non appena percepiscono un pericolo, perché quando erano animali selvatici questo era l’unico modo per sfuggire al predatore. Gli agnelli tendono a nascere di notte perché in questo modo possono mettersi in forze prima dell’alba; e questo allo stato selvatico poteva significare la differenza tra la vita e la morte. I maiali, considerati animali sporchi, in libertà non defecherebbero mai nel luogo in cui dormono o mangiano e avrebbero una cura quasi maniacale della propria igiene. Si immagini quindi come possano vivere costretti in spazi così angusti da impedire qualsiasi movimento. Che l’addomesticamento e gli allevamenti abbiano ridotto la libertà ed il benessere degli animali è dunque un fatto innegabile e verificabile, basta far visita ad un qualsiasi allevamento intensivo; e questo solo per soddisfare il nostro palato e il nostro modo di vestire. Eppure, scrive Masson “ho constatato che, a tavola, quando dico che sto scrivendo un libro sulla vita emotiva degli animali d’allevamento, i miei commensali mi guardano con un sorriso strano, come se avessi detto qualcosa di ridicolo. Poi si tuffano sulla loro bistecca, sul loro agnello, pollo o maiale senza il minimo interesse per quella che è stata la vita degli animali che hanno nel piatto. La questione non è cosa ma chi state mangiando. Una sofferenza su così vasta scala può essere forse considerata un argomento ridicolo?”.



 

 

 

 
 
 
 

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