Il male

Il re delle tenebre, colui che ha instillato il dubbio negli uomini, colui che ha peccato per seguire la propria strada, Lucifero, decide di salire sulla terra e di far visita agli esseri umani. Vuole provare sulla propria pelle il dolore che abbiamo creato e perpetrato per migliaia di anni, vuole osservare questo nostro inferno terrestre e vuole capire cosa nasconde l’amore che gli uomini professano. “È venuto il momento di salire nella seconda casa del padre, di camminare tra le distese degli angeli di carne, gli umani, i creati a immagine e somiglianza, colpevoli essere della battaglia mia contro l’altissimo, creature oggetto del mio dubbio rivolto a colui che essi stessi definiscono dio”. Lucifero inizia così il suo viaggio nella società contemporanea, in un indecifrabile luogo di periferia, incarnandosi nei più deboli, in coloro che soffrono, ma che non trovano la strada né per rimanere a galla né per affrontare l’abisso una volta per tutte. Gli individui che il re delle tenebre vive, senza mai intervenire o apparire, sono dieci e ognuno di loro rappresenta una sofferenza, un’inguaribile morte interiore, una paura insopportabile e inconsolabile.
“Fragili figli abituati a riporre speranza nelle parole di dio, nelle promesse del padre, il creatore che si è fatto lontano, immensamente distante, proclamando il dono del libero arbitrio divenuto infine violentissima virtù, che ogni altra virtù ha schiacciato, offeso, annullato”...
Il male ci racconta, attraverso una narrazione evocativa e a tratti molto poetica, le perversioni e le distorsioni della società contemporanea: Massimiliano Santarossa ci colpisce duramente, ci tiene incollati a queste duecento pagine – perché non è facile staccarsi, davvero – travolgendoci con un dolore anche nostro, con una sofferenza che preferiremmo non conoscere ma che in qualche modo ci tocca da vicino. Come nei suoi romanzi precedenti, il giovane autore originario di Pordenone si butta nel mondo dei deboli, di coloro che non hanno scelta se non la morte, di quelli che sono rimasti schiacciati dalla carnivora società che da soli abbiamo creato e che fagocita senza pietà. Con questo ultimo romanzo Santarossa, classe ‘74, è alla sua sesta pubblicazione: dalle sue parole trapela fin da subito una maturità stilistica insolita e sorprendente, che ci fa finalmente ben sperare sulla letteratura italiana contemporanea. Non aspettatevi di leggere questo libro a cuor leggero o comodamente sdraiati prima di andare a dormire perché la sofferenza che Santarossa ci sbatte in faccia con indiscutibile maestria non promette sonni riposanti e visioni floreali. Il cemento, i sobborghi, i bassifondi e gli ultimi che li abitano gridano, attraverso le parole di Santarossa, la loro sofferenza inestinguibile e noi, se ne abbiamo il coraggio e se abbiamo voglia di leggere un ottimo scrittore italiano, non possiamo fare altro che tendere l’orecchio.

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