Il male relativo

Il male relativo
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Tito Ghisolfi è un criminale. Prima si chiamava Gianmaria, un nome da checca, e faceva il maestro elementare. Fino a quando non è stato mandato anticipatamente in pensione come disturbato mentale a causa dei maltrattamenti fisici e morali che infliggeva ai suoi alunni. Ora si occupa di rapine in villa – attività che provoca le ire dei rumeni – strozzinaggio, spaccio e qualsiasi altra cosa che possa portargli denaro. Ma senza l’aiuto di cinesi, slavi, mafiosi o camorristi: lui e il suo socio, Renato Felzi – per tutti René, come il suo idolo Vallanzasca – sono veri e propri artigiani del crimine. È questa la vita di Tito: i suoi crimini, l’alcol, il bar del Cinese e Tatiana, per tutti la Tati, la sua donna. Una prostituta sieropositiva a buon mercato che lavora in casa. Ma tutto cambia quando l’ennesima rapina in villa – un lavoretto apparentemente semplice – si rivela una vera e propria trappola. Ora Tito e René sono ricercati dalla polizia e sembra che qualcuno li voglia far fuori…
Droga, prostituzione, malavita. Polvere e squallore. Sono l’habitat naturale in cui si muovono i personaggi de Il male relativo di Stefano Caso. Un hard-boiled durissimo che disegna uno scenario di vita desolante, in cui nessuno vince ed è difficile scoprire quella sottile linea che divide il bene del male. Tito Ghisolfi è un nostrano Max Dembo di ‘bunkeriana’ memoria che segue le proprie pulsioni e i propri istinti, anche quando ciò può voler dire mettere a rischio la sua vita. Quello di Stefano Caso è un viaggio antropologico che indaga i punti oscuri dell’uomo, sempre alla ricerca di un limite da oltrepassare, di un bisogno da appagare. Fino a quando, però, il gioco si fa scontro titanico e a ballare non c’è solo il protagonista ma il suo universo, i suoi affetti. Tutto spazzato via in nome della violenza e della vendetta. Tutto questo viene raccontato dall’autore con un linguaggio crudo e mimetico, monodirezionale e in prima persona, con uno stile rapido ed immediato che rende Il male relativo un noir da non perdere, nella maniera più assoluta.

 

 

 

 
 
 
 
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