Il mare dove non si tocca

Il mare dove non si tocca

Fabio ha tanti nonni, circa una decina, i cui nomi iniziano tutti per A: Athos, Aramis, Aldo, Arno e così via. Sono tutti scapoli e vivono ciascuno per conto proprio, e le loro case sono così vicine che è come avere un villaggio di famiglia. Il nonno “vero” si chiama Arolando, ma è morto da qualche tempo. Nei primi sei anni della sua vita, Fabio pensa di essere l’unico bambino del mondo, e che andare a caccia, o a pesca, o a rubare verdura nell’orto di questo o quell’altro nonno, siano gli unici giochi a cui un bambino possa giocare, e i giochi più divertenti che un bambino possa immaginare. Poi comincia la scuola e tutto cambia. Scopre che esistono altri bambini e altri giochi, come rubabandiera e moscacieca. Scopre che i bambini della sua età non sanno riconoscere una piuma di fagiano, né come si pesca una carpa. Essere diverso dagli altri subito non gli dà peso, ma un mattino Fabio è imbarazzato più che mai, quando nonno Aldo gli piomba in classe per spiegare a maestra e compagni come si costruisce un pollaio decente, con il filo di ferro e tutto il resto, per evitare che entrino le volpi o un ladro di galline. È quel giorno, quando la mamma racconta l’episodio alla signora Teresa, che Fabio scopre la terribile maledizione che incombe sui maschi della sua famiglia…

“Pino il contadino possiede 20 galline, che ogni giorno producono 10 uova fresche. Un mattino, Pino si sveglia e scopre che 5 galline sono scappate dal pollaio e altre 5 sono state rubate dalla volpe…”. Questo è il problema di matematica che Fabio, in prima elementare, deve risolvere come compito a casa; il problema che fa imbestialire nonno Aldo, e dà origine alla catena di eventi su cui il romanzo è costruito. Certo, questo contadino deve essere proprio sbadato se perde 5+5 galline in una volta, ma… c’è qualcos’altro che non torna, vi pare? Qualcosa che richiede uno sforzo di memoria. Davvero in prima elementare ci toccava risolvere problemi come questo, con le decine e le divisioni e le espressioni? Se questa fosse l’esercitazione di un laboratorio di scrittura creativa di primo livello, verrebbe subito fatto notare che non è possibile, non è verosimile, non sta in piedi. Certi dettagli, dopo, vengono tuttavia perdonati. Leggere o non leggere questo romanzo dipende proprio da questo, dall’importanza che come lettori e lettrici scegliamo di attribuire ai dettagli. Preferiamo una storia scritta talmente bene (e Il mare dove non si tocca lo è) da condonare ciò che non ha senso, oppure una storia in cui, a prescindere dalla qualità del testo, ogni tassello anche minimo è costruito con logica? Sta a ognuno, in base ai propri gusti, prendere la decisione più giusta.



 

 

 

 
 
 
 

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