Il marito muto

Il marito muto
Maria e Carlo sono stati sposati, e ora che si sono separati continuano a frequentarsi e a dipendere (psicologicamente) l’uno dall’altra. Lei è da anni in psicanalisi ed ha dietro le spalle una infanzia infelice ed un padre scomodo (un burbero imprenditore). Lui - amorevole e fin troppo paziente - corre ogni volta che la ex lo chiama in aiuto e cerca, in silenzio, di stare dietro ai suoi umori e ai suoi fantasmi. Equilibri precari ma consolidati che si spezzano quando Maria sceglie la via del suicidio gettandosi dalla finestra. Il lutto scatenerà i ricordi di Carlo, che come un fiume in piena fa riemergere il loro passato insieme: della comune militanza politica (negli anni ’70 nel Partito Rivoluzionario nella Nuova Onda Rossa): del loro amore nato e sbocciato in piena liberazione sessuale; dei loro compagni malati di bombe ed ideali; del suo lavoro di giornalista in una rivista di moda e di quello di Maria in una organizzazione terroristica da dove è impossibile uscire. E mentre i ricordi seguono il ritmo di un film, Carlo acquista la consapevolezza che dopo la perdita della donna a lui non resta più nulla da dire…
L’amore ai tempi della rivoluzione. Un romanzo claustrofobico che legge in chiave originale gli anni di piombo: un delirio a due sullo sfondo di una Italia sospesa tra golpe e rivoluzione. Una vicenda – vagamente autobiografica, come precisa l’autore nella nota finale – che mescola terrorismo e incomunicabilità, riuscendo a far dialogare "Scene da un matrimonio" di Bergman (vero bignami delle nevrosi di coppia) e "Buongiorno Notte" (il film di Bellocchio che rappresenta i brigatisti come figure scialbe in cerca di una figura paterna). Castellani – giornalista, qui al suo primo romanzo – esplora con garbo e padronanza del 'mestiere', senza concedere nulla al romanticismo, le pieghe di una storia d’amore problematica e profonda, virata di rosso e consumata all’ombra di Mao e Marx; un delirio a due che finisce irrimediabilmente con l’implodere e autodistruggersi sotto il peso dell'utopia della lotta di classe. Dedicato a quelli che hanno fatto il ’68 e che oggi lo hanno trasformato nella loro peggior nevrosi.

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