Il mattino interiore

Il mattino interiore

La natura è l’unico elemento nel quale l’uomo ritrova la sua salute e la sua sanità. Paradossalmente, nonostante il mito moderno della città con tutti i suoi comfort, è lei la perifrasi asciutta di tutto ciò a cui di buono e di bello l’essere umano aspira. Quasi un legame ancestrale e magnetico, come l’acqua per gli uomini che vivono a terra, nel primo capitolo del Moby Dick di Melville. “La salute non si trova nella società, ma nella natura. Se i nostri piedi non si trovassero in mezzo alla natura, i nostri volti sarebbero pallidi e lividi. La società è sempre malata, e la più evoluta di esse lo è ancora più delle altre. Non ha alcun profumo che sia tanto salubre quanto quello dei pini, né alcuna fragranza tanto penetrante e ristoratrice quanto quella dei sempreverdi nei prati d’altura”. La natura è panacea di ogni male, ristoratrice di ogni equilibrio. È maestra selvaggia e severa, ma anche madre accogliente e calorosa. In essa l’uomo si compenetra per trovare se stesso come in una nemesi che lo purifica da ogni macchia. E nell’uomo la natura trova la sua più florida identificazione ed espressione spirituale e cardinale. “Questo fuoco sotterraneo ha il suo altare nel petto di ogni uomo, perché nella giornata più fredda, e sulla collina più tetra, il viaggiatore nutre dentro le falde del suo mantello un fuoco più caldo di quello di qualsiasi focolare. Un uomo sano, infatti, è complementare alle stagioni e, in inverno, nel suo cuore si trova l’estate. Il Sud. Là sono migrati tutti gli uccelli e gli insetti, e attorno alle calde sorgenti nel suo petto sono riuniti il tordo e l’allodola”…

Il mattino interiore è una raccolta di scritti giovanili che Henry David Thoreau pubblicò sulla rivista trascendentalista “The Dial: A Magazine for Literature, Philosophy, and Religion”. A tratti scientifico - quando illustra la flora e la fauna dei boschi e delle catene montuose americane, l’orogenesi, la diffusione delle specie, l’entomologia - a larghi, larghi tratti poetico, Thoreau stempera l’enfasi in una sperticata dichiarazione d’amore verso la natura, i boschi, i loro abitanti, la luce nell’argo del giorno, lo stabilirsi dell’uomo in quegli ambienti che poi sarà quella narrata in Walden O vita nei boschi. La sua narrazione è amore per il dettaglio, descrizione minuziosa del lavorìo continuo della natura su se stessa. Tutto gioca e concorre a manifestare la grandezza del creato e riproporre questo come l’ambiente fisiologicamente dedicato all’uomo che desidera compiere un cammino interiore profondo di attenzione e cura, in connessione con quello che Thoreau considera più alto e più puro al mondo. La contrapposizione - è qui che la sua invettiva si fa feroce - è con gli stili di vita frenetici e tossici della città, assurta a modello unico di ogni degenerazione, albergo delle “dottrine della disperazione, della tirannia o delle schiavitù spirituali o politiche”. Queste - dice - “non sono mai state insegnate da chi partecipa alla serenità della natura”. È una scelta di campo, un paradigma dell’esistenza e un modo di intendere le relazioni. “Gli uomini mi stancano quando non mi sento continuamente accolto e ristorato dalla loro presenza come dal flusso dei ruscelli scintillanti”. Insieme agli articoli, in appendice si trova anche una piccola selezione di poesie. Lasciate perdere. La sua vena poetica si sprigiona senza fatica davanti alla descrizione di un albero, di un ruscello; davanti alle venature di una foglia, alla magnificenza di una montagna, ma nell’uso proprio della forma poesia - che parli di attesa, di abbandono o di amore - tutto si scioglie in un impiastricciato lirismo melenso. Per ammissione personale e unilaterale della critica di tutti i tempi, credevo che quelle di Proust fossero le poesie più brutte mai scritte. Va detto, per onestà intellettuale, che Thoreau invece lo batte senza discussione. Ma, a parte questo trascurabile inciampo, Il mattino interiore è un piccolo, prezioso compendio di tutto quello che sarebbe stato in futuro questo scrittore, un assaggio acerbo eppure vibrante di quella che sarebbe stata la produzione letteraria di tutta la sua vita.



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