Il medaglione

Il medaglione

Il maresciallo Antonio Brancato comanda la Stazione dei Carabinieri di Belcolle, paesino da cartolina di meno di duecento case che, visto dall’alto, assomiglia un po’ ad una barca adagiata tra i boschi ed i pascoli, abitato da taciturni montanari usi ad inverni rigidi, con cui ha intessuto rapporti basati sulla solida fiducia da loro riposta nelle sue capacità di giudizio e di mediazione. È una mattina come le altre, non fosse per la presenza, davanti alla chiesetta cittadina, di un carro funebre: è morta Maria Barbaro, settantenne sposata con Francesco, detto Ciccino; il carabiniere non l’ha mai conosciuta di persona perché la coppia, senza figli, abitava in una casa isolata dal paese, poco raggiungibile nei mesi invernali. Passa una settimana, e dal barbiere gli viene raccontato che Ciccino, straziato dal dolore per la perdita della compagna di una vita, si è letteralmente barricato nella sua dimora, rifiutandosi di ricevere persino i parenti che vorrebbero portargli conforto, e limitandosi a dare qualche indicazione al "picciotto" che bada alle pecore attraverso una finestra semichiusa; passa un mese, ed ecco presentarsi nel suo ufficio il parroco del paese che, in forma strettamente privata, gli confida che ha provato a far visita al vedovo, ma che dall’abitazione è stato esploso un colpo di fucile...

Pubblicato nel 2005 per l’Arma dei Carabinieri, a corredo del tradizionale calendario, Il medaglione è racconto lungo, scritto nel classico linguaggio siculo italianizzato a cui Andrea Camilleri ci ha abituati, un divertissement che riporta alla mente un’Italia apparentemente lontana da quella odierna, nella quale il maresciallo del paese è confidente, mediatore, paciere e persino figura paterna, nella quale si può spendere tempo per indagini finalizzate a restituire requie ad un’anima in pena piuttosto che ad assicurare colpevoli alla giustizia, a rimarcare l’immagine del carabiniere "amico in divisa" cara a certo immaginario collettivo nutrito a “Pane, Amore e…”, e probabilmente agli stessi vertici dell’Arma. Affiancato nelle pagine finali da una puntuale biografia dell’autore ‒ aggiornata all’anno di pubblicazione ‒ nella quale non mancano particolari gustosi, come il motivo per cui Camilleri (scrittore con una carriera di regista, sceneggiatore ed autore per il teatro, la radio, e la televisione alle spalle) non fu assunto subito in RAI pur avendo brillantemente superato le prove del concorso, o il perché il suo personaggio più famoso si chiami proprio Montalbano, il volumetto assicura mezz’ora di piacevole lettura che, pur senza nulla aggiungere allo spessore indiscutibile dell’opera camilleriana, non può mancare tra gli scaffali della libreria dei più affezionati lettori.



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