Il messia ebreo

Il messia ebreo
Xavier Radek è un giovane svizzero con un'ossessione: sapere di più sulla sofferenza del popolo ebraico. Suo padre è un architetto con la passione dei massaggi hard, sua madre la figlia nonno di un nazista dalla faccia buona e dall'anima nerissima. Mentre i genitori considerano le fissazioni di Xavier un problema di pubertà, lui inizia a frequentare la famiglia di un sedicente rabbino, e lì conosce il giovane Awromele, col quale dà vita ad un rapporto spirituale e carnale. Dopo una problematica circoncisione, i due ragazzi partono per un viaggio verso il nord Europa, verso la Terra Promessa...
Arnon Grunberg alias Marek van der Jakt è il Gianburrasca della letteratura europea: scrive un romanzo l'anno, inventa strategie di self-marketing geniali, ama la provocazione. Ma in questo Il messia ebreo scrive della guerra disperata di un adolescente contro il mondo nell'unico modo digeribile, lasciando che l'assurdità trionfi e sgoccioli sulle pagine come sciroppo d'acero. I temi sono in fondo gli stessi dei suoi libri precedenti: solitudine, illusione, rivolta contro l'autorità e l'ipocrisia, eredità dell'Olocausto, ma Grunberg stavolta più che mai non si cura di infrangere tabù, dissacrare, fare gaffe. Circoncisioni che sembrano tratte da American psycho, teppisti che citano Kierkegaard, leader religiosi che fanno fare voto ai figli di non pensare ai transessuali per almeno un mese: ficcate uno scimpanzè imbottito di cocaina nell'armadio dove la vostra vecchia zia tiene il servizio buono di tazzine e otterrete lo stesso risultato. Lo stesso ottimo risultato.

 

 

 
 
 
 
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