Il miglio verde

Il miglio verde

Paul Edgecombe è arrivato alla veneranda età di 104 anni. Si trova ospite al “Georgia Pines”, una casa di riposo vicino ad Atlanta, e la sua vita trascorre tra rilassanti passeggiate mattutine e la tenera amicizia con un’affascinante e delicata signora, Elaine. Eppure, quel luogo gli ricorda il Blocco E, il braccio della morte nel penitenziario di Cold Mountain. Certo al Georgia c’è la tv via cavo e il cibo è piuttosto buono, ma la sostanza non cambia: anche quello, in definitiva, è solo un parcheggio nell’attesa della morte. Paul al Blocco (che ora non esiste più) ci ha lavorato per tanti anni come capo dei secondini, accompagnando assassini e stupratori direttamente in braccio a Old Sparky, la “vecchia scintillante”. Un nome piuttosto poetico per una sedia elettrica. I condannati vi accedevano dopo avere percorso un corridoio lungo sessanta passi, che a Cold Mountain era conosciuto all’epoca come “il Miglio verde” per via del linoleum color buccia di lime appassito che lo ricopriva. Paul sente un bisogno impellente di raccontare la sua storia, i ricordi gli girano in testa in modo vorticoso, magari non sempre in ordine cronologico, ma vivi e nitidi come non mai; sono soprattutto i ricordi di quell’ottobre del 1932 a dargli il tormento… C’è un’ afa terribile manco fosse agosto e una brutta infezione urinaria gli ha acceso un fuoco dentro alle mutande. Pisciare è diventato un tormento insopportabile; una delle sue più care amiche, Melinda, è rimasta vittima di un cancro al cervello in fase terminale. Le giornate al Miglio sono impegnative: con Brutal, Herry, e Dean si cerca di rendere più calma e umana possibile la permanenza dei detenuti, tenendo a bada quella mina vagante di Percy Wetmore, il secondino sadico dallo sfollagente facile esibito dentro una ridicola fodera, l’idiota intoccabile dalle amicizie altolocate e dai capelli sempre a posto. Tre su sei sono le celle occupate al Blocco in quel periodo: Willy Wharton è di gran lunga l’elemento più pericoloso; Billy the Kid tatuato sull’avambraccio, si finge catatonico e poi zac, ti colpisce a tradimento. Poi c’è Del, Eduard Delacroix - bersaglio preferito di Percy - un francese piccolo piccolo mezzo pelato, un efferato assassino capace di affezionarsi in modo commovente ad un topolino, bestiolina che per la verità, già da qualche tempo ha scelto il Miglio come sua dimora. Del lo ha battezzato Mister Jingles, trasformandolo in un vero topo acrobatico. Ma è John Coffey il vero enigma, un nero alto più di due metri accusato di violenza sessuale e omicidio ai danni delle piccole gemelline Detterick. “Ho cercato di rimediare, ma era troppo tardi”, afferma contrito a sua discolpa. Vestito con autentici stracci, troppo piccoli per la sua stazza, John sembra essersi materializzato dal nulla; sta seduto sulla sua branda mansueto come un agnellino. Piange in continuazione, non dimostra grande intelligenza perché non è capace nemmeno di allacciarsi le scarpe. E volete sapere la cosa più ridicola? Il gigante ha una gran paura del buio…

Nato nel 1993 come una delle tante fantasie notturne con le quali Stephen King soleva alleviare la sua terribile insonnia, Il miglio verde è un gioiello dalla genesi piuttosto travagliata. Passerà infatti un anno e mezzo (tra modifiche, abbandoni e riprese) prima che il Re si dichiari davvero soddisfatto della sua idea; idea che peraltro non sarebbe riuscito a sviluppare nell’immediato, visti i numerosi impegni, se Ralph Vicinanza (suo amico e agente per i diritti esteri) non gli avesse proposto di pubblicare l’opera a puntate, utilizzando il “metodo Dickens”. A King la proposta piacque - anche se scaglionare la stesura del libro non significò certo un risparmio in termini di tempo - e le cifre, esorbitanti, fugarono i suoi dubbi sull’eventuale costo elevato dell’opera come deterrente per i lettori: la prima tiratura fu di due milioni di copie, con l’editore, la Signet–Penguin, che si affrettò a ristamparne ulteriori 400.000. E I bene informati parlarono di qualcosa come un milione di dollari sonanti finiti in tasca a King per ogni puntata pubblicata. L’edizione economica del libro è l’assemblaggio, in ordine cronologico di uscita, dei sei volumetti in cui la storia è stata divisa, pubblicati mensilmente da marzo ad agosto 1996; King ha sempre sostenuto che un giorno riscriverà tutto daccapo, per dare a Il miglio verde le meritate sembianze di un vero romanzo. Le contraddizioni, sia tecniche che morali, legate alla pratica della pena di morte, ci vengono raccontate attraverso gli occhi e la voce di un boia di straordinaria umanità: un uomo ligio, con un forte senso del dovere; uno che non mise mai in dubbio la natura del suo lavoro fino a quell’ottobre 1932, benché consapevole che il numero di uomini da lui giustiziati – 78, per la precisione - avrebbe pesato come un macigno sopra il suo letto di morte. Dio stesso incrocerà il cammino di Paul Edgecombe, assumendo le sembianze di John Coffee: l’ultimo fra gli ultimi, il gigante buono stanco di farsi carico dei dolori del mondo, che rappresenterà la sua redenzione e insieme la sua dannazione. Al Miglio ci si commuove e ci si indigna, soprattutto di fronte alla malvagità umana che arriva a sabotare un’esecuzione per godere semplicemente dell’agonia di uomo; una scena inquietante di cui sarà protagonista il piccolo Delacroix (le modalità le scoprirete solo leggendo) rivelatasi poi profetica un anno dopo la pubblicazione del libro: nel 1997, in Florida, al cubano Pedro Medina è infatti toccata la medesima sorte (in conseguenza di un non meglio precisato errore) in barba all’ottavo emendamento della Costituzione americana che vieta punizioni considerate inusuali e crudeli. Ma episodi del genere sono tutt’altro che sporadici nei penitenziari americani; Old Sparky è caduta in disuso (anche se i sostenitori della pena di morte ne chiedono a gran voce il ripristino), sostituita dall’iniezione letale, per la quale pare si utilizzino mix di droghe non conformi, prodotte in laboratori locali da quando le aziende farmaceutiche europee hanno sospeso le forniture per questioni etiche. Entrate dunque a Cold Mountain. Chiudete gli occhi e aprite la mente. Percorrete il Miglio: in fondo, se ci pensate, è quello che ognuno di noi già fa ogni singolo giorno della propria vita. Andate vicino alla vecchia scintillante e sostituite solo per un attimo, con la vostra mano, quella del boia sulla leva del generatore di corrente. Cosa provate?



 

 

 
 
 
 

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