Il mio amico Mark Twain

Il mio amico Mark Twain
“Fu nel piccolo ufficio di James T. Fields, sopra la libreria Ticknor & Fields, al 124 di Tremont Street a Boston, che incontrai per la prima volta colui che è stato mio amico per quarantaquattro anni, Samuel L. Clemens.” In arte, Mark Twain. Inizia così quella che non è una biografia, e nemmeno un saggio, ma un libero fluire e riaffiorare dei ricordi dell’amicizia tra William D. Howells – rappresentante ai più sconosciuto del realismo americano – e uno dei più grandi scrittori, il padre della letteratura americana, Mark Twain. Aneddoti, avventure e continue, nonché fallimentari, imprese economiche intraprese da Samuel L. Clemens,  a volte in compagnia dell’autore del libretto, a volte in solitaria. Il profondo affetto che lo legava alla moglie, le sue ire e la sua sfiducia nella “razza umana”, il suo rapporto con la religione e piccole scene di vita quotidiana, contribuiscono a restituire un quadro più completo dell’autore a cui tuttora si guarda come a una stella polare nel firmamento della letteratura…
Il mio amico Mark Twain si inserisce in una letteratura molto particolare, a cui in generale ci si appassiona o meno. Salvo rari casi, come ad esempio l’autobiografia di André Agassi, che pare aver aggregato un pubblico incredibilmente eterogeneo di lettori, e quindi avere diversi motivi di fascinazione, la biografia o i ricordi riguardo a un personaggio sono un genere a sé, con un lettore a sé. Si inserisce qui poi anche un altro elemento, che potrebbe sembrare banale, ma che banale non è: il personaggio in questione è uno scrittore. Gli scrittori intrattengono con il loro pubblico un rapporto che è sempre conflittuale e difficile: oggetto di amore e venerazione da parte dei lettori; metro di una competizione sulla proprietà del libro, scritto dall’autore, possedimento emotiva di chi lo legge. Mark Twain è un gigante della letteratura, e sarà quindi con sentimenti contrastanti che si scopriranno in questo libro le sue manchevolezze, i suoi errori, le sue piccole stranezze, con quello che potrebbe essere un misto di tenerezza e delusione. Howells, suo amico per quarant’anni, ci trasporta nell’intimità della loro amicizia ottocentesca e di inizio secolo, con uno stile che si riferisce a quel tempo e fermandosi dietro alcune porte che successivamente non si esiterà più ad aprire trionfanti. Il tatto e l’eleganza con cui mette a suo modo a nudo l’amicizia che lo ha legato a Mark Twain commuove. Un libretto che lascerà adoranti gli appassionati, e che intratterrà piacevolmente per un paio di ore tutti gli altri.

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