Il mio pensiero non vi lascia

Il mio pensiero non vi lascia
Nel 1954 Cristina Campo, poetessa e traduttrice, è costretta a trasferirsi a Roma, lasciando così Firenze e gli amici, gli amici d’infanzia, che quando ci sono, nell’aria lasciano “il gusto di latte: il latte della vita, latte di canna, latte di albero del latte, latte da libagioni”. Amici come Gianfranco Draghi, il fratello Piero (i ‘suoi’ Draghi), Ferruccio Masini e Giorgio Orelli. È allora il pensiero, il pensiero continuo, che non li lascia e che scorre nelle lettere, d’una frequenza febbrile. Lettere a Gianfranco (Gian), pensieri di scritture e poeti, quel tendere forte verso Hugo Von Hofmannsthal e Simone Weil, e quell’ostinato curiosare nel panorama contemporaneo dei poeti italiani e non, cercandoli, componendo antologie, progetti letterari, lottando contro e disprezzando la macchina culturale nazionale quando già mostra le prime muffe. Lettere di malattia, di mal di testa e di cuore, di febbri che hanno il colore delle stagioni. Il colore di Roma e del lago di Bracciano, la pessima Fiuggi, la lucente Firenze. Tra le date e i giorni c’è un brulicare di persone, incontri, luoghi. Sopra, attraverso, e in profondità, c’è la silente Attenzione alla poesia e ai dettagli (resistenza e salvezza) di un ‘favoloso presente’ e della bellezza contro il degrado e le macerie incombenti intorno all’uomo…
È lecito, per il lettore, sentirsi un traditore quando si affaccia su un carteggio. Anzi, un dolce traditore invasivo. È un tradire dolce, infatti, spiare la danza del sentire nelle parole della Campo, dirette agli amici (tra cui Mario Luzi, Anna Bonetti, Venturino Venturini). Si assiste al comporsi di una geografia interna (turbamenti di mente e corpo e spazio – o geografia corporea, come scrive Margherita Pieracci Harwell). Un azzardo: quasi si potrebbe leggere senza date, ininterrotto torrente della Pisana scherzosa, critica senza riserve, a passeggio tra i versi, in tensione verso i genitori o verso gli amici, presa dalle battaglie a favore di Danilo Dolci come dei giovani ciprioti in rivolta. E poi, Cristina Campo (altro nome per Vittoria Guerrini), magari in riva al lago, che tra le righe, di fronte – ignara – al lettore-traditore, indaga la poesia dell’amicizia (alta) e dell’umano.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER