Il mio piccolo principe

Il mio piccolo principe
Matthew: il classico ragazzino perbene, una mamma e una nonna che lo adorano. Billie: una gran bugiarda, la madre fuggita senza un apparente perché e una matrigna che odia il suo nome. Frequentano la stella scuola, e durante l’ultimo anno si ritrovano nella stessa classe. Grazie all’insegnante di francese Madame Guillet, amante del teatro e degli spettacoli live, nell’assegnare a ciascun alunno una parte nella recita finale li fa incontrare. Matthew e Billie si guardano dall’inizio delle scuole medie, poi uno abbassa lo sguardo e l’altra lo dirige altrove, senza mai riuscire a salutarsi; sono due ragazzini distanti anni luce per educazione, cultura e carattere, ma costretti a imparare la parte – complice il destino – si daranno appuntamento ogni pomeriggio a casa di lui. Sì, ovvio, a casa di Matthew perché Billie si vergogna a tal punto di far parte delle Morilles, che per depistare i curiosi, cammina ogni giorno un’ora in più, pur di salire e scendere a una fermata distante da casa…
Con un linguaggio forzatamente ordinario, l’autrice tenta forse di accattivarsi gli adolescenti che, alle prese con i primi amori – innocenti  e non –  appaiono oltremodo imbranati. Molte le digressioni che tolgono la messa a fuoco dal personaggio raccontato (Matthew); troppo assillanti le riflessioni del personaggio che impersona la voce narrante (Billie). Scadere nella scurrilità senza che essa abbia una particolare funzionalità nella narrazione  è spesso sgradevole, e tuttavia non è nemmeno questa la difficoltà maggiore per il lettore: la rappresentano invece i dialoghi, le cui coniugazioni sono stravolte fino a essere totalmente inesatte. Il “dramma romantico” scelto da Anna Gavalda per fare da sfondo ai primi incontri, e quindi ai primi approcci tra i due adolescenti, è la commedia francese per eccellenza, firmata del drammaturgo Alfred de Musset, che evidentemente la sapeva lunga e ci ammoniva già con il suo titolo: On ne badine pas avec l’amour (Con l’amore non si scherza). Ecco, appunto.

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