Il mistero dell’angelo perduto

Il mistero dell’angelo perduto

Berlino, 1936. Helmut Knoper, intellettuale quarantenne di grande fascino e consulente per gli eventi culturali e le opere d’arte dei musei berlinesi di Bernhard Rust, ministro nazista della Scienza, della Cultura e dell’Istruzione, si gira e rigira nel letto in preda all’agitazione: ha dormito poco e male. L’incubo della pioggia non l’ha fatto riposare. Infatti subito dopo l’esibizione acrobatica all’aeroporto Tempelhof sulla città si è abbattuto un improvviso acquazzone e teme per la cerimonia inaugurale dell’indomani. L’angoscia lo dilania, così, dopo ore di tormento, decide alla fine di uscire di casa. Attende nell’androne il passaggio dell’autobotte che con il suo getto d’acqua lava le strade e poi inforca in un silenzio pressoché totale la bicicletta. Le luci fioche dei lampioni luccicano sull’asfalto bagnato: dopo circa dieci minuti raggiunge il punto preciso della Via Triumphalis dove inizerà la storica ultima corsa del tedoforo, il giovane Fritz Schilgen, scelto da Joseph Goebbels in persona, che accenderà la fiamma olimpica nel nuovissimo Olympiastadion durante la cerimonia inaugurale degli undicesimi Giochi olimpici prevista per le quattro di quello stesso pomeriggio di sabato 1° agosto. L’idea della fiaccola è stata di Carl Diem, segretario generale del Comitato organizzatore dei Giochi di Berlino, professore e scienziato dello sport, che ha immaginato di far accendere la torcia undici giorni prima nell’acropoli di Olimpia e poi di farla arrivare, perennemente accesa, a Berlino il giorno dell’inaugurazione con una staffetta di atleti attraverso sette paesi…

Ottantadue anni fa tocca alla Germania nazista organizzare le Olimpiadi, la straordinaria invenzione voluta da Pierre de Coubertin che per la prima volta quarant’anni prima aveva fatto risogere dalle ceneri di un oblio plurisecolare una delle più importanti e sacre manifestazioni umane, che Hitler sperava facesse da volano alla propaganda del suo regime e invece, ironia della sorte, vide il trionfo di molti atleti ebrei e dell’afroamericano Owens, con buona pace dell’idiozia ariana. Nello stesso tempo, però, nel contesto del medesimo sfondo si incontrano due donne e un uomo, studiosi e appassionati d’arte, Olia, Vika e Helmut, che si ritrovano al centro di un intrigo internazionale raccontato in maniera semplice, chiara, intensa, avvincente, appassionante, allegorica, ben congegnata, caratterizzata nel dettaglio, che ruota intorno a un’opera di Caravaggio che la leggenda vuole scomparsa… Paolo Jorio, regista, autore e conduttore di programmi radiofonici e documentari d’arte, nonché direttore del Museo del Tesoro di San Gennaro di Napoli, e Rossella Vodret, curatrice presso la Galleria Nazionale d’arte antica e soprintendente per il patrimonio storico-artistico della Calabria, della Puglia, del Lazio e del Polo museale romano, nonché specialista nell’ambito della pittura romana delle prime fasi del diciassettesimo secolo, con ogni evidenza conoscono la materia di cui parlano: ossia l’arte. Che è simbolo e incarnazione della bellezza, di cui la scuola di Francoforte si chiedeva se fosse ancora legittimo parlare dopo Auschwitz: non è dunque certamente casuale la scelta dell’ambientazione in un’epoca in cui non sono mancate razzie da parte del potere, sempre bramoso di perpetuare sé medesimo.



0
 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER