Il mistero della torre Eiffel

Il mistero della torre Eiffel

Celeste aggrotta la fronte molto lentamente. Non dice una parola che sia una. No, i particolari non interessano. Né allo chef né a nessun altro, in fondo. Dei fatti della mattina sono a conoscenza solo lei e il concierge, e Serge è una tomba. È stato un impulso, puro e semplice. Chi sia il colpevole della storia dei cinquanta franchi di Søndergracht – a dir poco vergognosa, senza dubbio – per lei è fuori discussione. Dopo che l’ospite ha affermato che il denaro gli è stato rubato non è stato possibile in nessun modo allontanarlo dall’albergo. Tutta la rigidità delle regole della casa pioverebbe infatti esclusivamente addosso alla povera Charlotte, e a Celeste Marêchal non sembra affatto giusto. Tuttavia non è pensabile dare lavoro a una cameriera incinta. Se poi è una cameriera incinta che per due soldi accompagna gli ospiti nelle loro stanze... Per quanto riguarda invece il personale di cucina le cose sono diverse: a parte naturalmente il particolare guadagno accessorio, ma quella è una faccenda che si sistemerà da sé. Del resto nessuno di loro ha praticamente contatti con gli ospiti…

Il 1889, l’anno dell’Esposizione universale che ha sede a Parigi e per cui è stata eretta la torre che, dapprima niente affatto apprezzata dai cittadini della Ville lumière, in seguito diverrà un tratto talmente distintivo del panorama metropolitano da essere considerata assolutamente irrinunciabile, non è esattamente tranquillo. A Mosca c’è la peste, a Mayerling, come ricorda il celebre film, si suicidano il principe ereditario d’Austria e la sua amante, il 20 aprile nasce Hitler, la situazione internazionale, come sempre, non è pacifica, tra guerre, diplomazia e giochi di potere sul filo del rasoio dell’interesse economico… L’Expo, però, come tutti i cosiddetti grandi eventi che si rispettino, attira su di sé le luci della ribalta e rappresenta una sorta di tregua, come le Olimpiadi in epoca antica: tutte le principali meraviglie della scienza e della tecnica fanno bella mostra tra un arrondissement e l’altro, per la gioia e lo stupore di un enorme pubblico. Ma attira anche i malintenzionati che vogliono essere eclatanti: il ritrovamento dei corpi di due investigatori dei servizi segreti transalpini è il la che dà il via a una trama variegatissima, solida e coesa, dal ritmo potente e trascinante, ben intrecciata e vivace, saporita come una ricetta equilibrata in cui non manca nessuna spezia e non ce n’è una che sovrasti malamente il gusto di un’altra. Un giallo classico e fluidissimo dalla riuscita, sotto ogni aspetto, e non facile – soprattutto per il numero dei personaggi: ma le redini della coralità sono assai ben tenute – caratterizzazione: del resto l’autore (sotto lo pseudonimo si cela Stephen M. Rother, scrittore e storico tedesco) non è nuovo a prove di questo genere.



 

 

 
 
 
 

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