Il momento è delicato

Il momento è delicato
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Roma, estate. Il Policlinico è un forno e Fabietto Ricotti è al capezzale di nonna Flaminia, che a ottantasei anni dopo che le hanno portato via un paio di metri di intestino tiene ancora botta. Nel letto accanto muore un’altra vecchia. Fabietto fruga nella borsa della defunta e guarda la carta d’identità: Letizia Tombolino Scanziani. Una con il doppio cognome deve essere una nobile, e poi abita pure ai Parioli. Non ha più dubbi, così prende le chiavi per ripulire l’appartamento e pagarsi la vacanza a Creta. Ma le cose non vanno proprio lisce… Cachemire, grande compositore e interprete della canzone internazionale, è una delle star della CXXIII edizione del Festival Più Importante Del Mondo. È depresso, stanco di quel “laido baraccone” e stressato dalla madre anziana, che con l’infernale salvalavita Beghelli lo ha già fatto precipitare tre volte nel paesino della Basilicata dove vive. Ma tutto questo non giustifica quello che combina sul palco: la sera della kermesse il cantante sembra un’altra persona… Il Professor Paolo Bocchi è uno stimato chirurgo plastico, primario della clinica privata San Roberto Bellarmino, noto per aver rifatto la carrozzeria a molti esponenti del rutilante e cafone jet set romano. Ma all’improvviso per il Professore finisce la bella vita e ha inizio una catena di guai…

C’è sempre un “ma” nelle storie di Ammaniti. Adolescenti confusi, barboni alcolizzati, chirurghi cocainomani: le loro esistenze sembrano andare avanti come sempre, poi un intoppo si frappone e tutto deraglia, precipita, o nella migliore delle ipotesi si resta a galleggiare in un’atmosfera onirica e surreale. È un calderone ribollente di trovate questa raccolta di racconti (due dei quali scritti con Antonio Manzini), che spaziano per genere e anno di composizione. Come spiega lo stesso autore nella prefazione, il titolo nasce da una frase di Gian Arturo Ferrari, l’ex grande capo della Mondadori, che a proposito dei racconti del giovane autore (correva l’anno 1995) gli rispose di lasciar perdere, ché non vendevano. “Il momento è delicato” gli disse. Eppure la prima pubblicazione di Ammaniti con la casa editrice di Segrate è proprio un libro di racconti (Fango, 1996), che gli permette di dare il meglio di sé nel tratteggiare quei personaggi grotteschi ed esilaranti che diventeranno il suo inconfondibile marchio di fabbrica. Sono infatti gli sfigati cronici, dotati dell’impareggiabile capacità di combinare casini assurdi e finire in situazioni disperate, a entrare nel cuore dei lettori, facendo di Ammaniti un autore di culto. Il momento è delicato è il modo migliore per ripagare tanto affetto: Nic si tuffa nel suo universo di cartone e ci sguazza con entusiasmo, regalando agli aficionados gustosi bocconcini splatter e schegge di poesia. E non mancano le trovate e gli effettacci da B-movie. Il risultato è un fumettone pulp dalle atmosfere noir all’amatriciana. Ma il Nostro non si accontenta di intrattenere e riesce nell’ardua impresa di dare uno spessore emotivo a personaggi fumettistici, mostrandone sogni e frustrazioni. È un mondo terribile, dominato da follia e cinismo, quello in cui questi predestinati al fallimento si aggirano come zombie. Eppure nelle tenebre, anche se fioco e tremolante, brilla il lumicino della speranza, ché nonostante le piccole e grandi tragedie non bisogna mai arrendersi e continuare la quotidiana lotta di sopravvivenza. È proprio questo che l’Apocalisse secondo Niccolò ci insegna, a sorridere anche guardando la terra spaccarsi sotto i nostri piedi e ingoiarci nelle sue viscere.



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