Il mondo dei fiori e dei salici

Il mondo dei fiori e dei salici
«Non potendo andare a scuola e non potendo leggere, crebbi come un cane abbandonato, e all’età di dodici anni fui venduta». Così si descrive Masuda Sayo, bambina dalle origini poverissime e umili, che a soli sei anni faceva da “bambinaia” (ovvero, più che altro, da animaletto di compagnia) ai figli di ricchi proprietari terrieri sconosciuti e cattivissimi, che le lasciavano gli avanzi dei loro pasti in una ciotola posata a terra, e quando piangeva (come tutti i bambini di quell’età) la legavano a un castagno lasciandola sola per ore. Essere venduta a un’okiya, una casa per apprendiste geisha, fu una specie di liberazione. A quell’epoca non aveva ancora idea di cosa significasse vivere in regime di schiavitù, e dover vendere il proprio corpo ogni sera al miglior offerente, in una regione del Paese in cui i clienti più prestigiosi erano piccoli commercianti o clienti della yakuza locale, sempre rozzi e volgari, spesso violenti…
Questa autobiografia di Masuda Sayo (1925-2008) è un autentico “page-turner”, scritta com’è con uno stile semplice - ma mai ingenuo - che cattura con il fascino dell’autenticità e dei continui richiami a dettagli di un Giappone inusitato. Pubblicato per la prima volta nel 1957 - la rivista “Shufu No Tomo” aveva bandito un concorso e lei, autodidatta dall’innata vena narrativa, si era aggiudicata il secondo premio - questo libro originalissimo e avvincente viene offerto oggi nella traduzione di Silvia Taddei, con la prefazione di Paola Scrolavezza. Affascinante (e struggente) ritrovare dietro a ogni pagina - anche quando parla delle cose più scabrose e inquietanti - la voce in sottofondo di quella bambina “cresciuta come un cane”. Consigliato a tutti.

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