Il mondo senza di noi

Il mondo senza di noi
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“Puszcza”, parola per noi impronunciabile. In polacco significa “foresta vergine”. La Białowieża Puszcza è al confine tra Polonia e Bielorussia. È l’ultimo frammento di antica foresta primaria rimasto in Europa… New York è una metropoli da otto milioni di abitanti. È situata lungo la East Coast degli Stati Uniti. Ma un tempo era tutta foresta, ora di foresta – foresta per modo di dire – è rimasto solo Central Park e di immutato rispetto a prima dell’avvento dell’uomo rimangono soltanto i fiumi, molti dei quali scorrono però sotto la città… Nel 1976 Allan Cavinder, elettricista inglese, viene chiamato a Varosha per lavorare. Varosha è una città cipriota fantasma, nessuno ci vive più da due anni, da quando la guerra è scoppiata nel Paese. Lo scenario che si presenta davanti a Cavinder è a dir poco sconvolgente… Hagia Sophia è stata una chiesa cristiana ortodossa. Si trova ad Istanbul. Istanbul è una metropoli turca che negli ultimi decenni si è espansa notevolmente verso l’alto, causa l’arrivo di milioni di abitanti. Mete Sözen è un ingegnere civile turco che ha stabilito che nel giro di cento anni molti palazzi adattati per i nuovi abitanti crolleranno a causa del rinnovato movimento della faglia anatolica… Tutti questi sono fenomeni diversi, in parti del mondo diverse, che tuttavia hanno un comune denominatore, quale?

La natura, in tutte le sue manifestazioni e in tutta la sua potenza. Che sia fiume, aria, terremoto, fulmini, incendio o altro, la natura cerca di riprendersi ‒ spesso riuscendoci ‒ tutto ciò che l’uomo le ha portato via. E per essere sinceri, l’uomo le ha sottratto davvero molte cose lungo il corso della storia, tanto che ora fatica nel tenere tutto in ordine: in questo senso è davvero interessante il capitolo riguardante New York e la metropolitana. Ma cosa accadrebbe se l’uomo scomparisse dalla faccia della Terra, e quindi la natura non avesse agenti limitanti? Questo è il quesito fondamentale che ruota intorno allo scritto di Alan Weisman, giornalista di lungo corso. Scritto che, tra l’altro, è un bestseller mondiale. La risposta più plausibile al quesito è che non rimarrebbe nessuna traccia di noi nel pianeta. Da New York a Cipro ‒ dove questo processo è già cominciato ed è visibile e misurabile nella città di Varosha ‒, passando per il Regno Unito e gli altipiani africani, quello che aspetta al pianeta senza di noi è un’esplosione della fauna ed una rivitalizzazione della flora. Sembra fantascienza, ma non lo è affatto. Nemmeno i toni del saggio sono da romanzo. Niente apocalissi, né scenari degni di Io sono leggenda o The day after tomorrow. Quella raccontata da Weisman è una realtà che potrebbe verificarsi in una qualunque circostanza, dal momento che l’uomo sta inesorabilmente aggredendo la natura, e la natura è vendicativa. Il punto di non ritorno non è ancora stato raggiunto, ma è più vicino di quanto crediamo e speriamo. È ora di svegliarsi.



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