Il mondo sommerso

2145. La città potrebbe essere Berlino o Parigi, ma è Londra. È sostanzialmente una gigantesca palude, alle acque limacciose si alterna una lussureggiante vegetazione. Qua e là, rare “oasi” di cemento e acciaio, edifici che hanno resistito all’allagamento e svettano ancora al di sopra della giungla. I pochi abitanti della città vivono là, assediati da enormi zanzare e mosche, dai pipistrelli e dalle iguane. Tutto è iniziato sessanta o settant’anni prima: una serie di violente tempeste solari ha allargato le cinture di Van Allen e diminuito l’attrazione gravitazionale della Terra sugli strati esterni della ionosfera. La barriera contro le radiazioni solari si è così molto assottigliata, si è innescato uno spaventoso effetto serra e la temperatura del pianeta va costantemente aumentando da allora. Le calotte polari si sono fuse, causando l’innalzamento del livello delle acque in tutto il mondo. Oceani e sedimenti hanno mutato la faccia della Terra: il Mediterraneo è diventato un sistema di laghi, la Gran Bretagna si è unita alla Francia, i Caraibi sono diventati un deserto di sale. La popolazione è migrata tutta ai Poli, ormai le uniche zone veramente abitabili. Anche Robert Kerans, ufficiale medico, è nato quarant’anni prima a Camp Byrd, una città costruita presso il Circolo Polare Artico. Qui, nella laguna che una volta era Londra, dirige un laboratorio che ha il compito di stilare rapporti dettagliati che probabilmente nessuno mai leggerà sulle modifiche di flora e fauna. Abita – da solo – in quello che una volta era il gigantesco e lussuoso Hotel Ritz e ora ha i primi sei piani sommersi dalle acque stagnanti. Presto dovrà trasferirsi ancora una volta, lo sa: anno dopo anno gli uomini abbandonano ciò che resta delle città europee e si ritirano a nord. Ma ultimamente uno strano stato d’animo sta impadronendosi di lui…

Pubblicato nel 1962, Il mondo sommerso è la “expanded version” di un racconto apparso sulla rivista “Science Fiction Adventures” qualche mese prima. James G. Ballard ebbe a spiegare che tutto era partito da una visione, “(…) l’immagine di una immensa città mezza sommersa e invasa da una lussureggiante vegetazione tropicale: una via di mezzo tra i miei ricordi d’infanzia di Shanghai durante la stagione delle piogge e le mie impressioni su Londra”. È certo un romanzo di fantascienza apocalittica, per la precisione il secondo della “quadrilogia delle catastrofi” che comprende anche Vento dal nulla, Terra bruciata e Foresta di cristallo e che diede allo scrittore la fama internazionale. È certo una storia quasi profetica, tra le prime a descrivere il riscaldamento globale e il “climate change” da esso innescato. Ma non è solo questo: Robert Kerans e Beatrice Dahl, i protagonisti del romanzo, vivono anche una “apocalisse psichica”, vanno incontro più o meno volontariamente a una “evoluzione al contrario” che li riporta a una condizione preumana, triassica, che li rende più adatti al loro nuovo mondo, alla loro nuova vita. E così Il mondo sommerso si può leggere anche come un apologo anti-tecnologico, come la descrizione della caduta della civiltà delle macchine, la rivincita della natura più selvaggia, l’elogio della de-antropizzazione del pianeta. Ballard qui per la prima volta regala ai suoi lettori l’estetica e le atmosfere che renderanno unica la sua narrativa negli anni successivi. Tutto questo fascino tiene in piedi il romanzo, che dal punto di vista eminentemente narrativo, del plot e del ritmo è invece un po’ debole.



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