Il morso del serpente

Il morso del serpente
Nella brughiera del Derbyshireò viene trovata una coppia di giovani brutalmente uccisi. Una delle vittime è la figlia di un ex agente dell’SO10, Andy Maiden, mentore a suo tempo dell’Ispettore Lynley, che viene chiamato ad affiancare la polizia locale nelle indagini. Una vendetta nei confronti di Maiden? O più probabilmente una conseguenza della vita non proprio esemplare della vittima? Nicola Maiden non era infatti la integerrima studentessa di Legge che tutti credevano, ma una prostituta specializzata in sadomaso, una ragazza senza morale attenta solo ai suoi desideri e alla loro soddisfazione. E chi era Terry Cole, il sedicente artista ucciso insieme a lei? In che modo erano collegati, ammesso che lo fossero? I nodi che dovrà sciogliere New Scotland Yard sono veramente intricati, le ipotesi che si prospettano sono di quelle da far tremare i polsi e a complicare le cose c’è la tensione dei rapporti fra Lynley e la Havers. La sergente, degradata ad Agente Investigativo per insubordinazione, non riesce proprio a mantenere un low profile e a limitarsi ad eseguire gli ordini…
Cosa distingue quello che definiamo “un romanzo” da quello che invece definiamo semplicemente (e riduttivamente) “un thriller”? Per capirlo è sufficiente leggere Elizabeth George. Certo, i suoi libri sono dei thriller, dei signori thriller aggiungerei: ma la bravura con la quale costruisce i suoi plot, seminando ad arte sospetti e prospettando soluzioni perfettamente plausibili, si intreccia mirabilmente con la capacità di descrivere l’amata Inghilterra e i suoi paesaggi che cambiano di continuo, trasportandoci agevolmente dai silenzi della brughiera alla frenesia della metropoli, riuscendo nell’ardua impresa di non mettere nulla fuori posto. Altrettanto brava a mio parere la George nel portare avanti senza stancare le vicende di questa eterogenea ma affiatata squadra di poliziotti. L’ispettore Lynley che fa di tutto per non dimostrare i suoi quarti di nobiltà, con un passato pesante, che in questo romanzo assume una particolare importanza. Havers, sciatta e non particolarmente bella, che cerca di non farsi travolgere dal dolore che le provoca l’Alzheimer della madre, che vive divisa fra la paura e il desiderio di avere un amore e non riesce assolutamente a sottostare alla disciplina, Winston Nkata, il giovane ex teppista che romanzo dopo romanzo aumenta di spessore e St.James, il migliore amico di Lynley, esperto consulente scientifico spesso risolutivo per le indagini, con sua moglie Deborah, ex fidanzata del conte e amica intima di Lady Helen, l’apparentemente fragile moglie del nobile ispettore, che al tempo stesso è per lui il solido porto a cui approdare, nonché complice di Barbara nel gestire il complicato rapporto fra i due. I romanzi della George sono la sintesi perfetta per chi cerca un giallo classico ma è attirato anche dall’adrenalina dei thriller contemporanei. Piccola curiosità, il titolo in italiano (che non corrisponde a quello originale), ha una stretta relazione con la citazione shakespeariana che la George ha posto in calce al libro.

 

 

 

 
 
 
 
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