Il mostro

Il mostro
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XIX secolo. La piccola e tranquilla cittadina di Whilomville è sconvolta da una grave sciagura: la casa di un apprezzato medico, il dottor Trescott, viene distrutta da un violento incendio. Il figlio di Trescott, Jimmie, viene salvato per miracolo da Henry Johnson, lo stalliere negro, un tipo tranquillo che ama fare il suo lavoro e poi improfumarsi tutto e andare a trovare la sua fidanzata. Johnson purtroppo paga un prezzo terribile per il suo eroismo: il fuoco lo sfigura rendendolo un mostro che nessuno riesce più nemmeno a guardare senza un moto di disgusto, e in più il trauma e le lesioni lo rendono un idiota sbavante. Il dottor Trescott, che prova per lo stalliere una gratitudine immensa, decide di accudirlo nonostante tutto, ma ben presto questa scelta causa al buon medico gravi problemi sociali e professionali...
Pubblicato per la prima volta nell'agosto 1898 sull'Harper's Monthly Magazine e uscito in volume l'anno successivo, il romanzo breve del 27enne autore de Il segno rosso del coraggio - una vera star 'maledetta' del panorama letterario dell'epoca (sarebbe morto giovanissimo l'anno successivo a causa di una brutta tubercolosi e per gli stenti) - ha avuto una gestazione travagliata. Scritto in Irlanda, nella villa dello scrittore Harold Fredric che in quel periodo ospitava l'indigente Crane, fu al centro di una furibonda lite tra i due: Fredric sosteneva che il manoscritto fosse impresentabile e andasse cestinato, Crane ovviamente difendeva con le unghie la sua opera, che fu pubblicata però suscitò tra i critici giudizi eterogenei: alcuni la bollarono come 'sgradevole', altri addirittura come dannosa per le salute delle lettrici incinte (!!), altri ne applaudirono il coraggio e l'approccio innovativo. È una favola nera – non priva di accenti da commedia malgrado racconti eventi drammatici – dai toni fortemente allegorici che solleva il tema dei rapporti tra bianchi e neri nell'America del XIX secolo (e non sempre l'antirazzismo di Crane è cristallino, il che rende la lettura de Il mostro un'esperienza forse ancor più interessante e indicativa di un periodo storico). Colpiscono gli evidenti richiami al Frankenstein di Mary Shelley (più che al feuilleton L'uomo che ride di Victor Hugo) che conferiscono al plot 'sociale' toni decisamente gotici, ma il cuore della narrazione è l'analisi tipicamente da 'small town fiction' delle contraddizioni e delle ipocrisie di una pacifica città di provincia quando l'orrore fa irruzione nella vita di tutti i giorni a sparigliare le carte e a mettere in discussione ruoli e rapporti consolidati da decenni. L'edizione con testo originale a fronte permette al lettore di gustare lo stile di Crane e l'abilità del traduttore Giorgio Mariani, e all'editore di cavare un volume di quasi 200 pagine (comprese approfondite note e una esauriente bibliografia) da un testo altrimenti troppo smilzo.

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